Domenica 28 dicembre (festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe) Laura e Fabio Bassi (Gruppo famiglie Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 2,13-15.19-23)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,13-15.19-23)
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
Il commento di Laura e Fabio
Quando ci troviamo a dare testimonianza sulla nostra esperienza di genitori affidatari, alla domanda cosa ci ha portato all’accoglienza, rispondiamo che ci sembrava il giusto modo di “vivere” il Vangelo.
In questi versetti di Matteo ci si sofferma soprattutto sul ruolo di Giuseppe che, ricordiamoci, rappresenta il padre accogliente (affidatario e adottivo) per eccellenza. Giuseppe ha accolto Gesù pur consapevole che non fosse suo figlio, senza esitazioni e se ne è preso cura, lo ha protetto e educato come lo fosse.
Nel momento del pericolo per il bimbo, Giuseppe ha saputo ascoltare la richiesta dell’angelo che gli diceva cosa fare per metterlo in salvo e ha saputo poi attendere che gli venisse detto che il pericolo era scampato prima di tornare indietro. E così fa un buon padre affidatario, che si prende cura del bambino che gli viene affidato e non ha timore di farsi consigliare su quello che occorre fare per mettere in sicurezza il bambino. Un padre affidatario sa stare nelle situazioni anche quando è difficile, anche quando sa che quello che sarà del bambino non dipende da lui, che il suo futuro è in qualche modo già scritto. Ma il padre accetta di starci, di mettersi in gioco, di fare ciò che è meglio per quel bambino che gli è stato affidato.
Nell’affido le variabili sono molte. A volte la situazione evolve positivamente e in altre ci si trova ad affrontare numerose prove.
Noi genitori affidatari dobbiamo avere fede nell’operato del Signore. Dobbiamo metterci in ascolto dell’angelo che ci indica cosa fare nel momento di pericolo per poi riprendere la via quando la situazione è più tranquilla.
Il Vangelo ci mostra molti modi di essere accoglienti, ci dona spunti continui, sta a noi farne lo strumento che ci aiuti durante il cammino.
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