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Il Vangelo dell’Accoglienza. La “follia” di Giuseppe: accogliere un figlio non tuo

Domenica 21 dicembre (IV domenica di Avvento) Cristina e Paolo Pellini (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Il commento di Cristina e Paolo

Dopo aver elencato gli avi di Gesù, Matteo descrive la nascita del Signore. Il matrimonio ebraico si svolgeva in due tempi. Dopo una promessa vincolante, ma senza convivenza per qualche tempo, gli sposi potevano condividere la quotidianità, il che consentiva di consumare solo in quel momento le nozze. Maria e Giuseppe erano quindi già sposati, ma non ancora conviventi. È in questo contesto che avviene il fatto più sorprendente e unico che ha cambiato la storia di tutti noi. Maria, preservata miracolosamente dal peccato, concepisce Gesù per opera dello Spirito Santo, così come le era stato predetto dall’angelo Gabriele. Giuseppe, uomo giusto, al sentire che Maria è incinta, non vuole esporla ai rigori della legge e medita di ripudiarla in segreto. Ma Giuseppe, uomo dei sogni, sogna un angelo che gli conferma quello che probabilmente Maria gli ha già detto. La sua sposa non l’ha tradito, ma è rimasta miracolosamente incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe si fida e, anche di fronte a ciò che poteva apparire impossibile, porta a compimento il matrimonio.
Un gesto folle. Che avrebbe potuto mettere anche lui nei guai. Successivamente, Maria partorirà e Giuseppe darà al bambino, secondo le prescrizioni dell’angelo, il nome “Gesù”, che significa “Dio è salvezza”.
C’è una buona dose di incoscienza nell’accoglienza, c’è un mistero che non si svela mai fino in fondo e che sicuramente non è comprensibile, ma sperimentabile. L’accoglienza va vissuta, Giuseppe l’ha fatto e probabilmente non ha mai compreso fino in fondo ciò che a lui e Maria stava succedendo e, probabilmente, non si è nemmeno reso conto della portata enorme della sua scelta folle e controcorrente: la salvezza annunciata e mostrata da quel figlio che sarebbe arrivato, è ciò che rende ogni scelta di accoglienza, anche del figlio più complesso, un gesto di speranza certa.
Per collocare la nascita del bambino all’interno del grande disegno di salvezza divino, già annunciato dai profeti, l’angelo cita la profezia del Protoisaia, contenuta nel capitolo 7 del Libro di Isaia. In essa si parla di una vergine che concepisce e partorisce un bambino di nome Emmanuele (“Dio con noi”). Le profezie del Protoisaia sono state scritte durante la guerra siro-efraimitica, che si concluderà con la caduta di Samaria e la deportazione degli abitanti del Regno del Nord in Assiria. Il Regno del Sud, invece, a cui apparteneva il Protoisaia, resta saldo nonostante la leadership del re ingiusto Acaz. Successivamente sale al trono suo figlio Ezechia, re giusto, autore di una positiva riforma religiosa, attuata sempre nel corso della vita del Protoisaia. Era un periodo quindi assai complicato e Dio interviene offrendo al suo popolo, tramite il profeta, parole di consolazione e speranza, anche attraverso annunci di cose incredibili che succederanno: una vergine che partorirà! Promessa della venuta di Nostro Signore e della salvezza. Siamo qui di fronte a un Dio che agisce in modo imprevedibile e sconvolgente, potremmo dire con effetti speciali. Gli stessi a cui assistiamo anche quando, ad esempio, nella disperazione impotente dei genitori adottivi di fronte ad un figlio ormai ventenne sprofondato nel vuoto dell’abbandono, improvvisamente qualcosa cambia, una luce si accende e la vita stessa si riaccende luminosa per un semplice sorriso.
Di fronte a un Dio così, non siamo autorizzati a sperare qualsiasi cosa?
Anche che tutti i bambini che nel mondo vengono abbandonati o sono gravemente trascurati trovino subito delle famiglie adottive e affidatarie disposte ad accoglierli, in modo che l’abbandono permanente e duraturo, quello che fa più male, sia sconfitto per sempre.
Che si possa compiere ciò che osiamo sperare. Amen.

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