Domenica 30 novembre (prima domenica di Avvento) Piera e Francesco Ferruccio (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Lanciano-Ortona, Regione Abruzzo) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Il commento di Piera e Francesco
Domenica ha inizio l’Avvento, da sempre considerato periodo di preparazione al Natale, cioè alla nascita di Gesù. Ma Gesù è già venuto, è già in mezzo a noi!
Siamo noi che ce lo scordiamo per poi ricordarcelo in questo periodo agghindando le nostre case e lasciandoci andare al puro consumismo.
La parola Avvento significa “qualcosa/qualcuno che ti viene incontro”. C’è, quindi, il Suo venire, ma anche il nostro essere pronti ad accogliere.
Colui che ci viene incontro non è mai come lo avevamo pensato, esattamente come i nostri figli: li abbiamo immaginati, abbiamo ipotizzato il nostro primo incontro con loro per poi scoprire un viso diverso, una realtà diversa.
Anche quando nacque Gesù, nessuno lo riconobbe: si aspettavano un re e, invece, arrivò un bambino, nato in una mangiatoia. È stata una sorpresa, un andare incontro verso qualcosa di diverso rispetto a quello che ci si immaginava.
L’Avvento è anche un periodo di attesa: può sembrare un periodo poco importante, non fertile. Invece, è proprio durante l’attesa dell’arrivo dei nostri figli che viene fuori la nostra tenacia, soprattutto quando l’attesa si fa lunga e la telefonata non arriva. Nell’Avvento bisogna dare un senso al tempo mettendo Lui al centro altrimenti tutto perde significato.
Ecco, quindi, l’invito a vegliare, a non addormentarci perché questo è il pericolo: prendere sonno.
Gesù ci invita a vivere la nostra vita, a non scappare. Spesso, siamo presenti con il corpo, ma la nostra mente si immerge in altri pensieri, altri problemi. Ci invita a vegliare, al pensare al qui e ora, a non chiudere gli occhi indossando una maschera di perbenismo, ma avere il coraggio di andare controcorrente, sfidando la tradizione, la morale e la società che spesso vogliono incatenarci.
Non è facile, ma non siamo soli, Dio è con noi.
Il regno di Dio è una salvezza per tutti, ma non è di tutti: per poter accoglierlo occorre che diamo un cambio netto alla nostra vita, occorre che siamo pronti ad accogliere.
Il regno di Dio non è la vita dell’aldilà, ma è la vita qui sulla nostra terra, nella nostra famiglia dove, per viverla nella sua pienezza, occorre che smettiamo di vivere unicamente per noi stessi e chiusi nel nostro egoismo: apriamoci verso gli altri con la consapevolezza che solo così potremo riconoscere e andare incontro a Dio che viene nella nostra vita.
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