Domenica 9 novembre (festa della dedicazione della Basilica Lateranense – XXXII domenica del Tempo Ordinario) Vilma e Sergio Barel (Gruppo famiglie Regione Friuli Venezia Giulia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,13-22)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,13-22)
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Il commento di Vilma e Sergio
Gesù entra nel Tempio e, vedendo i mercanti che lo profanano, reagisce con una santa indignazione. Ribalta i banchi e scaccia coloro che hanno trasformato la “casa del Padre” in un “mercato”.
La Famiglia è il luogo sacro per eccellenza dove si manifesta l’amore di Dio, il “tempio” per le famiglie adottive. Nel loro percorso, esse hanno un cuore puro e libero da interessi per accogliere. Libere da aspettative egoistiche, da pregiudizi e da paure (i “mercanti” del cuore) che impediscono di accogliere il figlio nella sua autenticità. La genitorialità adottiva non è un mero “contratto” o un modo per “colmare un vuoto”, ma un atto sacro di amore incondizionato. Questo “fuoco” di Gesù ci spinge a liberare il nostro cuore per renderlo una “casa” degna di un figlio.
Anche il bambino abbandono è come un tempio che risulta essere stato danneggiato o profanato dall’abbandono, dal trauma o dall’emarginazione. La società (i “costruttori” che lo scartano) non ne ha riconosciuto il vero valore.
L’adozione è l’atto di ricostruzione e di rinascita di questo “tempio”. Non si tratta di riparare, ma di far risorgere una vita a nuova vita familiare, trasformando la “pietra scartata” in una solida testata d’angolo. L’opera richiesta a noi genitori adottivi è un’opera sacra fatta di pazienza, fede e un amore che va oltre la semplice cura materiale.
La missione dell’adozione non è quindi solo accogliere, ma proteggere la sacralità della nuova famiglia dagli “intrusi”: il giudizio, la burocrazia eccessiva o la mercificazione affettiva. L’amore adottivo è un amore che combatte per la dignità del figlio.
Gesù non ha accettato compromessi nella sua casa. Allo stesso modo, l’amore adottivo deve essere senza compromessi, un amore che sceglie il figlio in modo pieno e per sempre, trasformando la famiglia nel luogo dove il bambino, la “pietra scartata”, può finalmente vivere la sua risurrezione personale, la sua salvezza, diventando il cuore pulsante di una nuova e santa famiglia, diventando vero figlio.
Questo Vangelo ci invita a tenere la nostra “casa”, la famiglia e il cuore, sempre pura e sacra, un luogo in cui solo l’amore incondizionato ha diritto di dimorare.
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.






