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Il senso dell’attesa

Sappiamo bene le emozioni che si provano quando si attende un figlio, la persona amata, un incontro importante, la realizzazione di un progetto

L’attesa è sempre difficile, può essere faticosa o carica di paura. Basta pensare alla nostra esperienza e al tempo prima di incontrare i nostri figli. Un’attesa sicuramente molto più difficile per un bambino che attende una mamma e un papà. Eppure è una dimensione che occupa molto spazio nella nostra quotidianità, attendiamo in fila alla posta, in fila al supermercato, in fila al casello autostradale, dal medico, prima di un esame, in caso di un problema di salute, di una malattia… Sono molte le attese che ci snervano e in alcuni casi fanno aumentare l’ansia.

Vivere l’attesa

Gesù usa immagini come: il servo che attende il padrone; la casa che attende il ladro. I servi, liberi del padrone, possono finalmente avere un po’ di tempo libero, possono anche divertirsi. Sperano che il padrone ritardi. A maggior ragione il padrone di casa non attende proprio il ladro, spera di non avere mai questa visita infelice.
Ma Gesù non vuole sottolineare chi bisogna attendere, ma piuttosto il modo: la vigilanza. Essere pronti. Ecco, nella nostra esperienza è stato fondamentale prepararsi all’incontro con i nostri figli e di questo non finiremo mai di ringraziare le famiglie di AiBi che ci hanno accompagnato con cura. Sappiamo bene le emozioni che si provano quando si attende un figlio,  la persona amata, un incontro importante, la realizzazione di un progetto.
Noi genitori sappiamo bene la gioia che abbiamo provato quando ci è stato annunciato l’abbinamento con i nostri figli. In quel momento ci sentivamo pronti perché abbiamo capito che nel volto dei nostri figli era presente LUI.
Ecco perché provavamo tutto quell’entusiasmo, quella emozione.
Essere vigilanti significa quindi riconoscere che LUI viene sempre nella nostra vita, “è alla porta e bussa”, dà un senso nuovo a ogni nostra giornata. Significa stupirsi ogni giorno di colui che siamo chiamati a servire, e che invece ci serve, come nel gesto unico e splendido della lavanda dei piedi nell’ultima cena. Non è forse un’immagine chiara dell’eucaristia, segno quotidiano di un Dio che ci invita a tavola e passa accanto a ciascuno per servirci e per donare se stesso?

Pronti a lasciarsi servire

Gesù ci invita a essere pronti non per qualche impresa ma per essere serviti. È sconvolgente questa proposta, di solito siamo chiamati ad essere pronti per fare qualcosa, mentre in questo caso la prontezza è finalizzata a lasciarci servire da Dio.
Il servo, divenuto amico, potrà allora attendere Gesù, Colui che ci ha amato fino alla fine. come il ladro, perché egli è l’unico capace di rapire il nostro cuore.
Santa Teresa di Gesù Bambino, nella sua agonia, invocava il Signore chiamandolo con amore “il Ladro”. È capace di attesa vera solo chi è capace di amare. Gesù desidera essere atteso così come si attende l’amato, e noi siamo per Lui l’amata che esce a cercare. Ecco allora il senso dell’adozione: accogliere un bambino abbandonato è motivo di gioia e beatitudine perché è l’incontro con l’Amato.

(Grazia e Massimo Ranuzzi)

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