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Il Vangelo dell’Accoglienza. “Chi ama non sente la fatica, ma anche se la sentisse, amerebbe persino la fatica”

Domenica 25 maggio (VI domenica di Pasqua) Jussara, Renata e Giovanni Solfrizzi (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,23-29)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,23-29)

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Il commento di Jussara, Renata e Giovanni

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola…»
Gesù sta parlando ai discepoli della sua imminente morte e resurrezione, sta lasciando il suo testamento a chi l’ha seguito fino ad ora. Non sta imponendo un comando, sta dicendo che lui li ama infinitamente e desidera anche lui essere amato profondamente. L’umanità di Gesù che desidera il nostro amore ci fa sentire ancora più amati, è come un innamoramento, un bisogno reciproco di amore talmente forte da prendere dimora presso di noi.
Gesù e il Padre prendono dimora presso di noi, che ci sentiamo sempre indegni di un amore così grande e – per aiutarci a perseverare nell’amore e nell’ascolto della Parola – ci mandano inoltre un “suggeritore” speciale, il Paràclito, lo Spirito Santo che nella sua invisibilità ci rende comprensibili gli eventi della nostra vita e ci suggerisce la via migliore da percorrere.
Gesù chiede di essere accolto, anche se non lo vediamo fisicamente: noi ci sforziamo di rispondere a questa chiamata, qualche volta anche inconsapevolmente (perché abbiamo il “suggeritore” speciale!), accogliendo il fratello bisognoso, aiutando e accompagnando i genitori anziani nell’ultimo tratto della loro vita terrena, perfino diventando genitori di un figlio nato dall’altra parte del mondo oppure aprendo la nostra famiglia a un affido.
Proprio leggendo questo passo del Vangelo possiamo vedere e riconoscere il Signore negli occhi di nostra figlia, che ci chiede tutto il nostro amore e ce lo ridona in abbondanza.
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace…». Ma perché aggiunge: “Non come la dà il mondo”?
È vero che nel mondo c’è grande bisogno di pace, è necessario che cessino le guerre e che gli uomini tornino ad amarsi e rispettarsi. Ma la pace che ci regala Gesù è la pace interiore, la serenità di vivere nel suo amore con fiducia, l’ascoltare i suggerimenti dello Spirito senza paura: “Non abbiate paura!” lo ha appena ricordato anche il nuovo Papa Leone XIV. Non dobbiamo aver paura di accogliere Gesù aprendoci al prossimo, aprendoci all’accoglienza di bambini non nati dal nostro corpo, ma a noi affidati da Dio per farli crescere nell’amore: che grande responsabilità! Ma anche che grande ricchezza e che pace nel cuore (nonostante le immancabili difficoltà).
In questi giorni di novità nella Chiesa con l’elezione del nuovo Papa, agostiniano, ci è capitato casualmente di leggere brevi citazioni di Sant’Agostino e quella che segue sembra proprio in sintonia con questo contesto: “Chi ama non sente la fatica, ma anche se la sentisse, amerebbe persino la fatica”.
E quante volte abbiamo amato la nostra fatica guardando i progressi fatti dai nostri figli così speciali che il Signore ci ha regalato?

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