L’attesa della Quaresima e il traguardo di una famiglia che nasce. Le ceneri del mercoledì e la gioia di un nuovo figlio. In una contraddizione solo apparente, la vita porta il suo messaggio di accoglienza al mondo tramite l’adozione
Non siamo proprio “nel mezzo del cammin”, ma dopo la III domenica di Quaresima siamo entrati nella settimana che ci porterà al “giro di boa” di quel periodo di penitenza e riflessione che prepara alla Pasqua.
Eppure, se ci si guarda intorno, a partire da S. Valentino (che quest’anno ha coinciso proprio con il Mercoledì delle Ceneri), passando per la Festa della Donna o quella del Papà, intorno a noi è tutto un fiorire di festeggiamenti e smancerie affettuose. La contrapposizione è evidente: da un lato torte e cene a lume di candela, dall’altro le ceneri e il digiuno. Verrebbe da chiedersi, tornando a quel giorno di S.Valentino quando la Quaresima è iniziata: “Cioccolatini o cenere?”.
Attesa e vita
Però, a pensarci bene: in fondo, che dilemma è? L’Amore dovrebbe regnare sempre, senza confini. La Pace è quanto di più ognuno di noi vorrebbe, nel piccolo della propria vita di coppia come nelle grandi dinamiche internazionali.
Ovunque c’è bisogno di perdono e di vivere le relazioni con cura e compassione.
Perché quel mucchietto di cenere sparso sulla testa ricorda molto ciò che si vede al telegiornale: immagini di cumuli di macerie provenienti dall’Ucraina, dalla Terra Santa… e chissà da quanti altri luoghi nel mondo dove oggi c’è chi muore e resta senza sepoltura, soprattutto bambini.
Già, i bambini… che in ogni parte del mondo attendono, silenziosi e invisibili.
Eppure, oggi, pensiamo a un bambino appena abbinato con l’adozione ai suoi nuovi genitori. Pensiamo a una coppia che arriva nell’ufficio di Ai.Bi. pronta a formare una nuova famiglia, avvicinandosi con il capo chino per avere la rivelazione del figlio che li attende.
Un bambino che era annichilito, bruciato, disperso, come un mucchio di cenere, ma che presto vedrà la sua attesa finire!
Lui ancora non lo sa, ma lo sanno i suoi genitori, che hanno saputo attendere con pazienza, in una Quaresima ben più lunga di 40 giorni, e potranno, ora, trasformare il deserto in vita.
Ed ecco allora che in questo ossimoro di cenere e speranza, di Quaresima e festa, auguro alla nuova famiglia appena formatasi di portare il messaggio di accoglienza che li rende genitori a tutti coloro che vivono un embrione di amore, ma che non sanno di poterlo veder sbocciare tramite l’adozione.
Perché in genere si pensa all’adozione solo quando si vedono storie di rinascita, storie a lieto fine di chi ha saputo dire sì a un bambino altrui. Ma l’attesa è lunga, le ferite da curare “in questi quaranta giorni” sono tante: ogni coppia ha dietro di sé sogni infranti e paure da vincere, ma spero che la Quaresima porti a superare il “qui e ora”, per comprendere che dal lutto della sterilità può nascere una famiglia nuova.
Un bacio vola da parte mia, oltreoceano, al piccoletto che, ignaro, vive ancora in attesa: sappi che presto mamma e papà arriveranno! Sei già nel loro cuore, sii felice
Alice Paolin
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