La risposta di Don Paolo Gentili, già responsabile dell’ ufficio CEI per la famiglia, alla campagna di manifesti che inneggiano all’ aborto farmacologico come una “scoperta scientifica meravigliosa per la salute della donna”.
Da qualche tempo, in varie città italiane, sono apparsi alcuni manifesti inneggianti all’aborto farmacologico, tra queste anche nella città di Grosseto, in cui si legge: “Aborto farmacologico. Una conquista da difendere. Ho scelto di interrompere volontariamente una gravidanza con la terapia farmacologica. L’ho potuto fare in tutta sicurezza. La RU486 evita il ricovero ospedaliero e l’operazione chirurgica: una scoperta scientifica meravigliosa per la salute della donna”.
Un inno all’aborto farmacologico, presentato come una conquista da difendere, senza tenere conto della messa a rischio della salute della donna o del dolore e della solitudine che hanno portato una madre a spezzare il legame con il proprio bambino.
“Ciò che conduce ad interrompere, dopo che l’ovulazione è già avvenuta, la moltiplicazione di quelle cellule, e l’eliminazione di quel feto che è orientato a divenire una persona umana di carne, “– spiega Don Paolo Gentili, Vicario Generale della Diocesi di Grosseto, già responsabile dell’ ufficio CEI per la famiglia, in un interessante podcast dal titolo “Sfogliando Toscana Oggi”, progetto della diocesi di Grosseto – non è mai un atto pienamente libero, c’è sempre un condizionamento dato da una diffusa superficialità, oppure in certe situazioni da una situazione economica fragile e nella maggior parte dei casi da una enorme solitudine che avvolge la madre in questa decisione. Quando in quei manifesti si legge “una scelta meravigliosa per la salute della donna” mi tornano in mente le tante lacrime che di meraviglioso non hanno nulla raccolte in confessionale o nei dialoghi con persone, a volte decenni dopo alla scelta abortiva… – racconta il sacerdote- … Non basta allora dire solo dei chiari no alla scelta abortiva, occorrono comunità cristiane che favoriscano anche attraverso la straordinaria opera dei centri di aiuto alla vita un tessuto di relazioni calde, attraverso le quali ci si prenda cura di quella vita nascente, di quella madre sola o confusa… fino a far fiorire di nuovo la vita…”.
Altro aspetto importante, su cui investire è la formazione delle coscienze, il tessuto comunitario e sociale è fondamentale occorre creare: “spazi di interiorità e luoghi di incontro capaci di far nascere e sviluppare comunque legami significativi, solo nella vera fraternità può rifiorire la vita…”.
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