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Perché siamo andati in Moldova a testimoniare la bellezza dell’accoglienza adottiva?

“Abbiamo raccontato alle famiglie moldave perché abbiamo adottato un bambino abbandonato del loro paese e ci hanno detto che gli abbiamo dato coraggio di continuare, di sentirsi come noi fieri della propria genitorialità adottiva”.

La Pietra Scartata è un’Associazione di fedeli, costituita da famiglie adottive e affidatarie di Ai.Bi. – Associazione Amici dei Bambini, che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore del Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e Risorto.

Uno degli obiettivi dell’ associazione La Pietra Scartata, è quello di >>>>invitare le coppie adottive a farsi testimoni nel mondo dell’ accoglienza adottiva e affidataria”.

Proprio con questo intento alcune  coppie di genitori adottivi  vengono inviati dalla associazione in “missione nei Paesi esteri” a portare “la buona novella dell’ accoglienza di un bambino abbandonato, adottato nel nome di Gesù”.

Patrizia e Alfredo Carrato sono del gruppo famiglie Ai.Bi Campania e fanno parte di quelle coppie che sono state invitate a portare nel mondo la propria testimonianza. È stato infatti loro il compito di recarsi in Moldova per incontrare le famiglie dell’Associazione Genitori Adottivi, in occasione dell’Assemblea generale annuale dell’associazione.

Un’opportunità vissuta con grande emozione da parte dei coniugi, con la sensazione di essere parte di “qualcosa di più grande” raccontano.

Non a caso, nel momento in cui ricevettero la prima telefonata, per sondare la loro disponibilità a partire, Patrizia ed Alfredo si trovavano a Valencia per l’incontro mondiale delle Famiglie!

Hanno offerto alle famiglie moldave le loro esperienze. Le gioie e le problematiche incontrate durante il cammino. Le hanno esortate ad avere tenacia, ad andare avanti con coraggio, perché un figlio è un figlio che sia di pancia o che sia di cuore, nulla cambia.

Per i genitori moldavi, quella dell’adozione non è una scelta semplice, raccontano Patrizia e Alfredo. Nel loro Paese, sono un po’ come dei “pionieri di scelte, valori e orientamenti nuovi nella società che li circonda”…

Riportiamo di seguito la loro testimonianza:

Eravamo  a Valencia quando ci raggiunge una telefonata da Milano, il telefonino dà problemi non riusciamo a rispondere.

Ritornati in Italia sentiamo Lorenza, che ci chiede una disponibilità per testimoniare la nostra esperienza adottiva a famiglie adottive moldave. Ci siamo sentiti coinvolti in qualcosa di più grande, non era un caso che quella telefonata fosse giunta proprio nei giorni dell’incontro mondiale delle Famiglie!

Quanta emozione: ci si chiedeva di essere testimoni proprio di quel “Sì” di accettazione dei nostri figli e nella loro terra! Siamo partiti. Già in aeroporto le emozioni si susseguono, nel fare il “check-in” riascoltiamo suoni e linguaggi che ci tornano familiari pur non intendendone il significato. Osserviamo nostro figlio piccolo (6 anni), ascoltare stranito quella lingua, che certamente gli ricorda qualcosa, ma che non comprende più. L’arrivo a Chisinau: un turbinio di emozioni. Tornare nei luoghi che ci hanno visto protagonisti dei primi passi con i nostri figli, incontrare persone amiche che nel tempo ci sono rimaste care, conoscerne nuove, scoprire i cambiamenti. Ospiti della foresteria di Amici dei Bambini è stato come sentirci a casa.

Una strana sensazione ci assale, siamo in Moldova sereni, spensierati, non bisogna correre per uffici, né ci sono problemi da risolvere. Ci sembra quasi innaturale!

E poi fa caldo, anche di notte, anche questo è diverso! Si parte per la tabara, i genitori adottivi moldavi ci attendono, ci chiediamo ancora cosa sarà importante per loro, quanto la nostra esperienza possa essere assimilata alla loro e in cosa diversa.

 Poi l’arrivo e il conoscerci, ogni perplessità immediatamente svanisce e comincia ad instaurarsi quel rapporto di familiarità che nasce spontaneo tra genitori adottivi, anche se si parla una lingua diversa e ci si conosce da qualche minuto.

 Poi i bambini, tanti bambini che corrono, giocano, si divertono. Il nostro bambino si aggrega, viene spontaneamente identificato con la provenienza, anche se il nome proprio è quello originario moldavo, viene da tutti i bambini chiamato: “italianu”.

Questa situazione ci fa riflettere, ci interroga, quasi ci meraviglia. Arriva il momento della nostra testimonianza, parliamo di noi, delle nostre scelte, dei valori che hanno caratterizzato e contraddistinguono il nostro vivere. Portiamo la testimonianza del nostro “Sì” nato come coppia e naturalmente esteso ai nostri figli. Figli vissuti e sentiti come un dono immenso di Dio, che ci hanno portato una parte del mondo in casa, che ci hanno insegnato a guardare oltre, a capire e sperimentare che l’amore colma ogni differenza (età, lingua, vissuto). Abbiamo manifestato la nostra felicità e l’orgoglio di essere mamma e papà adottivi.

 Arrivano le domande:

 perché abbiamo adottato in Moldova, sulla consapevolezza adottiva dei nostri bambini, la religione, la lingua, l’età. Molti ci dicono che con il nostro intervento gli abbiamo dato coraggio di continuare, di sentirsi come noi fieri della propria genitorialità adottiva. Da parte nostra, ci rendiamo conto che i genitori adottivi moldavi attualmente sono pionieri di scelte, valori e orientamenti nuovi nella società che li circonda.

Non è facile nel loro contesto farsi identificare con naturalezza come famiglie adottive, senza suscitare perplessità, rischiando di mettere i propri figli di fronte a possibili azioni discriminatorie, anche all’interno del proprio ambito familiare. Il tempo vola, bisogna terminare, ma prima c’è un momento particolare da condividere insieme.

 Per ogni famiglia presente c’è una sorpresa, un dono: un diploma e un medaglione di terracotta con incisa l’immagine di una casa due genitori e un bambino che guardano nella stessa direzione con scritto: “Parinte de onoare”. Alla fine una ulteriore sorpresa anche per noi è stato riservato lo stesso dono, tra abbracci e parole, che non hanno più bisogno di traduzione, ci viene consegnato il diploma e il medaglione. C’è emozione nel ricevere questo attestato di “onoare”, lo accogliamo come il “Segno” per la nostra….

 

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