Tra le tante devozioni legate al grande Santo, padre di Gesù, ce n’è una forse meno conosciuta che affonda la radici in antichissime storie, narrate oralmente di generazione in generazione.

Il 19 marzo, come ben noto, è la solennità di San Giuseppe. Una ricorrenza che ha un significato ben più importante e profondo di quello troppo abusato di “festa del papà”, perché celebra la figura dell’uomo scelto da Dio per essere lo sposo di Maria e il padre terreno di suo Figlio Gesù.
Tra le tante devozioni in onore di San Giuseppe ce n’è una forse meno conosciuta: quella del Sacro Manto, una lunga preghiera da recitare per 30 giorni consecutivi, in ricordo dei 30 anni di vita del Santo.
Come ripercorre il sito la luce di Maria, si tratta di una storia dall’origine antichissima, tramandata nei secoli attraverso la tradizione orale.
La storia del Sacro Manto di San Giuseppe
Si narra che San Giuseppe dovesse recarsi sulle montagne di Hebron per recuperare un carico di legname. Egli, però, aveva raccolto solo la metà del denaro necessario e anche l’aiuto della Vergine Maria, che aveva proposto di chiedere il denaro mancante in prestito ai parenti, non aveva portato risultati.
La stessa Vergine Maria, allora, propose a Giuseppe di lasciare come pegno al proprietario del legname, Ismaele, il Manto che lei stessa gli aveva donato nel giorno del loro matrimonio.
Ismaele era un uomo dal carattere difficile, avaro e attaccato al denaro e Giuseppe, conoscendolo, aveva timore di dirgli di non avere denaro sufficiente. Arrivato sul luogo dove si trovavano i tronchi, Giuseppe gli parlò, ricordandogli come fino ad allora lo avesse sempre pagato e spiegando che per quell’unica volta aveva solo la metà dei soldi. Gli promise, però, che lo avrebbe pagato in seguito e lo pregò di accettare come pegno il suo Mantello.
Ismaele in un primo momento protestò, ma poi decise di accettare la proposta di San Giuseppe e prendere il suo Mantello.
I miracoli del Mantello di San Giuseppe
Bisogna sapere che Ismaele da tempo soffriva di ulcere agli occhi che in nessun modo riusciva a curare. Ebbene, il mattino dopo la partenza di San Giuseppe si svegliò completamente guarito. L’uomo si stupì, non capendo come potesse essere successo e raccontò quanto accaduto a sua moglie Eva. Questa, a sua volta, era una donna dal temperamento forte, che mai, da quando aveva sposato Ismaele, aveva trovato pace e tranquillità. Eppure, quella mattina, anche lei si era svegliata trasformata, mite come un agnello.
Ismaele si interrogava su cosa avesse potuto provocare questi cambiamenti e giunse alla conclusione che il merito dovesse essere del Manto di Giuseppe, visto che tutto era successo da quando lo aveva indossato.
Più tardi accadde un altro episodio prodigioso: mentre Ismaele era a letto, sentì un rumore provenire dalla stalla. Corse e trovò la sua mucca migliore contorcersi dal dolore. Con l’aiuto della moglie provò inutilmente ad alleviarle le sofferenze. Quindi si ricordò del mantello: corse a prenderlo, lo stese sull’animale e questo di colpo guarì.
A quel punto Ismaele capì e disse che mai si sarebbe separato da quel Manto, condonando il debito a Giuseppe e promettendo di dargli tutto il legname di cui avesse avuto bisogno da lì in avanti. La moglie Eva aggiunse che avrebbe portato in dono al figlio di Giuseppe, Gesù, due agnelli e due colombe “bianche come la neve”, e a Maria olio e miele.
La visita di Ismaele a Giuseppe e Maria
Alcuni giorni dopo, Ismaele e sua moglie Eva giunsero a Nazareth e, recatisi all’abitazione di Giuseppe, si prostrarono ai piedi suoi e di Maria. Raccontarono quanto avvenuto grazie al Manto e chiesero di poterlo tenere per sempre, così che continuasse a proteggere la sua casa, il suo matrimonio, i suoi interessi e i suoi figli. “Tu non sei un uomo – aggiunse. Ma sai un Santo, un Profeta, un angelo nella terra. Ti porto un nuovo Manto dei migliori che si tessono a Sidone; a Maria tua sposa portiamo olio e miele e a Gesù tuo figlio un paio di agnelli bianchi e un paio di colombe”. E concluse: “Accetta questi poveri regali, disponi della mia casa, del mio bestiame delle mie foreste, delle mie ricchezze, di tutto ciò che abbiamo, ma non chiedermi il mantello”.
Allora Giuseppe rispose di tenere pure il Manto mentre Maria aggiunse: “Non vi stupite per i prodigi: Dio ha stabilito di benedire tutte le famiglie che si mettono sotto il Manto del mio sposo. Amate Giuseppe, servitelo, mettete il Manto, dividetelo con i vostri figli e sia questa la migliore eredità che lasciate loro nel mondo”. Gli sposi fecero come Maria aveva detto e vissero sempre felici e in pace, così come i figli e i figli dei loro figli, per tutte le generazioni.
Questo invito della Santissima Vergine Maria è valido sempre, anche oggi, e tutti siamo chiamati a tenerlo come un consiglio prezioso da mettere in pratica. Soprattutto ora, in quel mese di marzo in cui ricade la festa di San Giuseppe e nell’Anno dedicato al grande santo, istituito da papa Francesco l’8 dicembre 2020: confidando sempre nella suo paterna protezione che non viene mai meno.
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