14 febbraio. VI domenica del Tempo Ordinario. Carla e Luca Guerrieri della Comunità La Pietra Scartata del Lazio commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45).
Marco 1,40-45
Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: «Guarda di non dir niente a nessuno, ma va’, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro». Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.
Il Vangelo di questa domenica racconta la storia di un uomo malato di lebbra che in quell’epoca era una malattia incurabile e mortale, ma anche un motivo di grande vergogna. Si riteneva infatti che quella sventura non arrivasse casualmente, ma a seguito di un castigo divino che rendeva il malato doppiamente ripugnante agli occhi della società. I malati di lebbra erano pertanto allontanati dalle città e morivano in solitudine e povertà, soffrendo atrocemente.
Incontrato Gesù, il lebbroso si inginocchia e lo implora di guarirlo. Ha una grande fiducia in Gesù e ritiene che egli solo possa avere compassione della sua disgrazia e cambiare profondamente la sua vita.
Gesù da parte sua non rimane indifferente davanti alla grande sofferenza del lebbroso e lo tocca guarendolo istantaneamente.
L’immensa fede dell’uomo lo ha salvato.
Gesù viene ringraziato calorosamente, ma poi quando ordina all’uomo con severità e fermezza di non raccontare a nessuno l’accaduto, non viene ascoltato. Dal brano del Vangelo non è neanche chiaro se l’uomo obbedisca alla seconda richiesta di Gesù, di ottemperare alla legge del tempo e di eseguire il rito di riconoscimento dell’avvenuta purificazione davanti al sacerdote.
L’uomo è così pieno di gioia che perde di vista le precise indicazioni di Gesù e non riesce a trattenersi dal riferire l’accaduto. Gesù si trova così a non essere più libero di entrare nelle città e ripara in località isolate. La fiducia riposta in Gesù è ormai così grande, che le folle lo seguono ovunque e lo rintracciano anche in quei luoghi distanti.
Signore Gesù, ti chiediamo con la stessa fiducia del lebbroso di guarire la sofferenza dei bambini che ancora aspettano una mamma e un papà.
Sono tantissimi e pare impossibile riuscire a trovare per ciascuno una famiglia in cui sentirsi finalmente figli e un futuro rassicurante. Te li affidiamo nelle nostre intenzioni di preghiera, sicuri che il Tuo intervento possa veramente cambiare la loro situazione.
Ti chiediamo poi di guidarci in ogni momento del nostro percorso genitoriale perché senza un Tuo aiuto, sentiamo di non riuscire a contrastare il dispiacere dei nostri figli nei riguardi dell’abbandono vissuto e di non sapere insegnare come affrontare le difficoltà e le prove quotidiane, specialmente nel mondo della scuola. Poni rimedio ai nostri eventuali errori educativi. Perdonarci se ci mostriamo anche distratti e ingrati come il lebbroso per i tanti doni che ci hai già mandato, tra cui i nostri bellissimi ragazzi, ma continua ad accoglierci così come siamo.
Ti preghiamo infine per coloro che lavorano per la buona riuscita delle adozioni e degli affidi, perché possano essere testimoni della tua grande opera di Misericordia come richiesto ai sacerdoti dell’epoca.
Carla e Luca Guerrieri
Comunità La Pietra Scartata Lazio
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