Questo Natale che, puntualmente, la sera del 24 dicembre arriva. Finisce l’attesa, anzi no, rincomincia a graffiare l’attesa di essere figlio, quella che qui non trova mai pace.
Continuano le riflessioni di un educatore in un diario dei suoi primi mesi di esperienza in una comunità di accoglienza per minori ( per leggere la puntata n. 3 QUI)
Mese 10 (il mese 9 è stato sabbatico): L’ attesa
Sta finendo il decimo mese dall’inizio del mio lavoro come educatore di comunità di adolescenti.
Si aspetta il Natale tutti, sempre, allo stesso modo. Si vive in uno stato di attesa dal momento in cui si vedono le prime luminarie comparire nelle vetrine dei negozi. “Cavolo, siamo già sotto Natale…”, da quel momento, ci si prepara ritualmente alla celebrazione. Si accendono le candele, si impacchettano i regali, si scartano i cioccolatini. È una preparazione collettiva: vedere i vicini che attendono il Natale ci rinforza nel farlo a nostra volta. Tutti attendono il Natale, anche i ragazzi in comunità.
La festa in famiglia, per chi ne è stato allontanato, è una chimera. La festa della famiglia, di quella famiglia lontana, di quella maltrattante o non accudente, è dolore per questi ragazzi. Ma, come detto, il Natale, per la maggior parte del tempo, è solo attesa.
In comunità si impara cosa sia l’attesa. La vita in comunità è attesa del meglio, del riscatto, della famiglia, tutti i giorni dell’anno.
Nel mese di dicembre i ragazzi si sentono non i soli ad aspettare qualcosa…
Il Natale ha il potere simbolico di inglobare per un mese le attese di questi ragazzi nella veglia collettiva. Sì, perché nel mese di dicembre i ragazzi si sentono non i soli ad aspettare qualcosa.
Si veglia tra i led che si accendono e spengono ritmicamente, si veglia coi Kinder, si veglia pensando ai regali. L’avvento culla questi ragazzi perché finalmente la loro atavica attesa ha un calendario! E chissenefrega se questo vale esclusivamente per un mese, intanto è così.
Ho trovato in comunità una smania di Natale non trovabile altrove, comprese basiche e grandi centri commerciali.
Non ci si stancherebbe mai e poi mai di attendere il Natale…
Questo Natale che, puntualmente, la sera del 24 dicembre arriva. Finisce l’attesa, anzi no, rincomincia a graffiare l’attesa di essere figlio, quella che qui non trova mai pace. Gesù bambino, anche quest’anno accidenti, è arrivato prima della loro famiglia.
Ho sempre considerato gli slogan sulla magia del Natale americanate. Eppure non riesco a spiegare altrimenti il coinvolgente entusiasmo in comunità il 25 dicembre. Mentre si ricevono regali e attenzioni da chi gli “tocca anche di lavorare a Natale”.
Grazie ragazzi per la lezione!
Davide Pellini
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