Il riconoscimento, in duemila anni di cristianità, è andato a sole 36 figure
Benedetto XVI otterrà il riconoscimento di Dottore della Chiesa? Si tratta di un’ipotesi suggestiva che, negli ultimi tempi, è stata suggerita anche da alti prelati. Ma che cosa significa essere “Dottore della Chiesa”? Si tratta di un riconoscimento che viene conferito in via eccezionale a coloro che, a prescindere dall’epoca in cui abbiano vissuto, si siano distinti nella difesa dell’ortodossia e della dottrina cristiane.
Allo stato attuale, negli oltre duemila anni di storia della Chiesa, sono solo 36 le figure che hanno raggiunto questo riconoscimento, che viene assegnato in via postuma. I requisiti necessari postulati da Benedetto XIV sono tre: una dottrina eminente; la santità di vita; una dichiarazione del pontefice o di un Concilio legittimamente convocato.
Tra i dottori della chiesa figurano Sant’Ambrogio, Sant’Agostino da Ippona, San Girolamo e Gregorio I, che furono proclamati Dottori della Chiesa nell’anno 1298 da Bonifacio VIII, ma anche gli orientali Sant’Atanasio, San Basilio Magno e San Giovanni Crisostomo, proclamati nel 1568.
Anche Benedetto XVI è stato protagonista di un’opera di conservazione e rinnovamento della dottrina. “Come teologo del popolo, non ha mai dimenticato che lui viene da una esperienza di vita semplice“, ed è stato capace di difendere “il punto di vista dei semplici fedeli contro le imposizioni fredde di molti professori universitari”, ha raccontato il suo biografo Peter Seewald. “Lui è il tipo di personaggio che può semplicemente essere considerato il dottore della Chiesa per l’era moderna”, ha detto ancora.
Ratzinger “è un insegnante per tutta la Chiesa, perché va sempre al centro, a Gesù Cristo – ha spiegato ancora Sewald – Egli ci ha mostrato Gesù, ancora una volta, l’intero Gesù e non l’immagine di Gesù che è stata ridotta a brandelli da alcune teologie e da alcune rappresentazioni multimediali”.
Tutto ciò ha conferito a Benedetto XVI “l’autorità e i doni per dimostrare che possiamo fidarci del Vangelo, sia spiritualmente che storicamente”. “Credo che Papa Benedetto abbia dato un contributo decisivo contro la diluizione del Vangelo e posto le basi per la fede nel ventunesimo secolo”, ha concluso Seewald. “Forse il fatto che egli è sempre calunniato – ha detto ancora – rende la sua testimonianza ancora più vera. Alla fine della sua vita, in ogni caso, è in pace con se stesso e nel Signore, perché ha sempre svolto i suoi compiti con tutti i doni, spirituali e umani, che ha ricevuto”.
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