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La Spiritualità dell’Accoglienza ad Assisi on Line. “Chiamato per nome un figlio mi chiama”.

Griffini (La Pietra Scartata): “Dopo 38 anni dall’inizio di questa meravigliosa esperienza che è Ai.Bi. che cosa lasciamo ai nostri figli? Con quale idea di accoglienza passiamo loro il testimone? Siamo stati capaci di lasciare un segno della nostra presenza? O tutto è rimasto come prima?”

Nell’impossibilità di incontrarsi in presenza ad Assisi per il consueto incontro nazionale di spiritualità, le famiglie accoglienti dell’associazione La Pietra Scartata e del movimento Ai.Bi. Amici dei Bambini non hanno rinunciato a mantenere vivaci le loro relazioni alimentandole con la Parola di Dio e abitando la tecnologia per superare le distanze geografiche in cui siamo confinati: si sono incontrate infatti via web per un momento di confronto e condivisione domenica 6 dicembre dalle ore 10.00 alle ore 13.

Raccogliendo idealmente il testimone dall’incontro di Assisi del 2019 dedicato alla spiritualità dell’accoglienza dell’affido – “la follia dell’affido: amare un figlio pur sapendo che non è mio figlio” – e introdotto da una lectio divina di don Massimiliano Sabbadini, consigliere spirituale de La Pietra Scartata, sulla parabola del ‘buon samaritano’ (Lc 10,25-37), l’incontro on line di quest’anno ha visto in programma un’ introduzione all’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”, in cui il Santo Padre “nell’intento di cercare una luce in mezzo a ciò che stiamo vivendo, e prima di impostare alcune linee di azione”, dedica un capitolo, il secondo, alla medesima parabola in grado di esprimere una situazione paradigmatica capace di interpellare chiunque.

Un percorso dedicato alle famiglie adottive e affidatarie

Anche le famiglie adottive e affidatarie si faranno dunque nuovamente guidare da tale paradigma per proseguire il proprio cammino associativo. Infatti, prima ancora che la pandemia esplodesse, i due organismi avevano individuato il tema su cui concentrare la propria attenzione per confermare e articolare sempre meglio la creatività e la bellezza del linguaggio plurale dell’accoglienza, senza trasformarlo in una Babele di possibili discriminazioni, ambigui privilegi o presunti diritti.

Chiamato per nome, un figlio mi chiama” è il cammino intrapreso per evidenziare e superare i diversi “cortocircuiti” e le ambigue distorsioni ancora presenti nei percorsi di accoglienza. Su tale itinerario di analisi, approfondimento ed elaborazione, si è concentrato l’incontro.

Che cosa lasciamo ai nostri figli?

Dopo 38 anni dall’inizio di questa meravigliosa esperienza che è Ai.Bi. – Amici dei Bambini, che cosa lasciamo ai nostri figli? – sottolinea Marco Griffini, Presidente dell’Associazione – Con quale idea di accoglienza passiamo loro il testimone? Siamo stati capaci di lasciare un segno della nostra presenza grazie al lavoro svolto quotidianamente attraverso Ai.Bi? O tutto è rimasto come prima? – continua – Certo la stessa idea di adozione internazionale è nata con noi, con questa generazione, ma siamo poi stati capaci di continuare le nostre battaglie per far sì che ogni bambino abbandonato potesse avere una famiglia? Siamo stati capaci di guardare ‘bene in faccia’ il male dell’abbandono e di entrarvi dentro in profondità per tentare di redimerlo? Siamo stati veramente capaci di comprendere fino in fondo questa ‘disperata fame di mamma’ tentando di soddisfarla, o ci siamo ‘accontentati’ solo dei nostri successi e dei risultati che abbiamo raggiunto?

Oggi ancora più di ieri, siamo di fronte a sfide enormi, mai incontrate prima- dichiara Marco Griffini:

– Lo scontro violento con una cultura negativa che non è più capace di vedere l’adozione internazionale come un bene per i bambini ma come un traffico di minori un fallimento preannunciato o una possibilità per soddisfare l’egoismo degli adulti.

– la battaglia, “all’ultimo sangue ” per la gratuità totale dell’adozione internazionale: le spese di questo vero atto di giustizia non possono essere a carico delle coppie, ma devono essere considerate un “vanto ” per un Paese di accoglienza.

L’esercito sconfinato degli Special Needs.

L’accoglienza che sembra quasi impossibile, per noi così poveri di fede, di un altro sconfinato esercito, quello dei bambini considerati ‘grandi’.

La disperata e urgentissima lotta per garantire un futuro che non sia il suicidio, la prostituzione, la criminalità, in una parola la disperazione, ai nostri carissimi e dimenticati da tutti: i ‘Care leaver’.

Per quanto tempo ancora, milioni di bambini, ragazzi, giovani, per tutta la loro vita non saranno chiamati con il nome di figlio?”.

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