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Una rilettura della storia di Isacco, il figlio imperfetto

E se Abramo avesse frainteso il comando di Dio, che lo invitava a sacrificare suo figlio Isacco sul monte di Moria?

Ho letto due volte, a distanza di tempo, il libro di don Gianni Marmorini, parroco in un paese della Toscana, intitolato “Isacco. Il figlio imperfetto”. Il libro è molto interessante. Prima di tutto presenta la figura del Patriarca Abramo non come quel supereroe della fede che a volte è stato descritto, ma come un uomo con tutti i suoi lati oscuri, i suoi sbagli, le sue profonde e reiterate mancanze di fede. Inoltre la lettura che Marmorini fa del cap. 22 di Genesi, quello dall’importanza fondamentale del cosiddetto “sacrificio di Isacco”, mi
pare del tutto convincente. Penso sia vero che Abramo abbia frainteso il comando di Dio, che lo invitava a sacrificare insieme ad Isacco sul monte di Moria, e ha pensato che gli ordinasse di sacrificare suo figlio. Se fosse effettivamente così l’immagine di Dio che ne verrebbe fuori sarebbe coerente con l’immagine di Dio che traspare da tutti gli altri capitoli della Genesi. Altrimenti saremmo di fronte ad un Dio totalmente incomprensibile. Un Dio totalmente e visceralmente contrario ai sacrifici umani, difensore dei deboli e della vita che chiede al suo vecchio amico Abramo di sacrificargli suo figlio! E’ vero che spesso Dio sfugge alle nostre capacità di comprensione, ma questo è un Dio totalmente assurdo, inconcepibile. Dio, in questo episodio, ci spiega Marmorini, in realtà chiedeva ad Abramo di amare Isacco con più trasporto e di iniziarlo al rapporto con Lui stesso, introducendolo ai riti divini. Abramo infatti non aveva mai pienamente accettato Isacco, a causa della sua particolarità. Isacco incarnava infatti in modo del tutto particolare la fragilità e i limiti umani. Marmorini arriva a teorizzare che fosse disabile. Abramo gli aveva preferito di gran lunga l’altro figlio che aveva, Ismaele, il figlio avuto dalla schiava Agar.

Riguardo a Isacco, non penso che fosse disabile, sono portato piuttosto a pensare che fosse una persona molto mite, dal carattere debole, remissivo. Anche se è senz’altro possibile che soffrisse di qualche forma di disabilità, tipo ritardo mentale, o addirittura sindrome di down. Ma in fondo non è importante stabilire se Isacco rientrasse o meno nella categoria della disabilità ed, eventualmente, in che percentuale. Quello che conta è sottolineare che Isacco rappresenta la fragilità. Quella dei nostri figli e la nostra. E la valorizza. Perché Isacco è il figlio promesso da Dio che Dio, nella sua fedeltà, dona alla coppia composta da Abramo e Sara nella loro vecchiaia, facendolo effettivamente nascere in mezzo allo scetticismo e al sarcasmo dei suoi genitori. E fa parte della catena generazionale di Abramo, Isacco appunto e Giacobbe oggetto della benedizione di Dio. A cui Dio darà la terra, la discendenza numerosa e attraverso cui Dio benedirà tutte le genti della terra. Oggi sulla terra assistiamo con meraviglia al compiersi di questa benedizione attraverso l’esistenza di due miliardi di cristiani, oggetto appunto di questa benedizione. Questa lettura della figura di Abramo ci permette di leggere con grande consolazione ed incoraggiamento la situazione dei nostri figli adottati e affidati. Essi si portano dietro la ferita dell’abbandono, che è un’immensa voragine dentro di loro che li rende fragili. Ebbene, Dio li ama di un amore del tutto particolare.

Così come ha amato Isacco. Ricordiamo che al cap. 25 di Genesi Isacco riceve la benedizione di Dio alla morte del padre, sebbene in altre punti del testo biblico venga specificato che questa benedizione venga accordata per i meriti del padre. Vediamo inoltre le grandi positività di Isacco: al capitolo 24 sa amare la moglie Rebecca, nonostante gli fosse stata procurata dal padre; e l’amerà per tutta la vita. Sempre al capitolo 25 vediamo che Isacco sa pregare. Infatti Rebecca non riusciva a concepire figli ma, dopo la preghiera a Dio del marito, rimane incinta di due gemelli (sovrabbondanza della risposta di Dio). Inoltre, nel controverso cap. 22, Isacco ha già l’età per portare diversi chili di legna sulle spalle per l’olocausto (doveva essere quindi perlomeno adolescente) ma appare completamente affidato alla volontà del padre, quasi come un bambino. Isacco sapeva fidarsi ed affidarsi. Tutto questo ci fa capire come le persone come Isacco, con tutte le loro debolezze, possano condurre una vita piena e sotto la benedizione di Dio. Anzi, in un certo senso hanno una marcia in più, nella loro mitezza, bontà, capacità di affidarsi, naturale religiosità assenza totale di violenza e di aggressività. Possono persino essere i padri spirituali, con Abramo e Giacobbe, della moltitudine di cristiani viventi sulla terra oggi, di quelli di ieri e di quelli che vivranno domani. A noi genitori e nonni adottivi e affidatari il compito di valorizzare i nostri figli e nipoti adottati e in affido tenendo presente dentro di noi la bellissima figura di Isacco.

Paolo Pellini

La Pietra Scartata

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