Salta al contenuto Skip to sidebar Skip to footer

Come cristiani del nostro tempo non possiamo far finta di non sentire l’urlo dell’abbandono e girarci dall’altra parte

22 novembre 2020. XXXIV domenica del tempo ordinario. Cristina Riccardi e Paolo Pellini  della Comunità “La Pietra Scartata”, commentano il passo del Vangelo secondo Matteo 25, 31-46.

 Mt. 25, 31-46

Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato». Anch’essi allora risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?». Allora egli risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me». E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

 

Nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo viene proclamato questo vangelo, tratto da Matteo. In esso ci viene presentato Gesù come re, giudice e pastore. Lui, servito dai suoi angeli, giudicherà tutte le donne e gli uomini vissuti nella storia alla fine dei tempi, al momento della parusia, cioè della sua seconda venuta.

Il metro del suo giudizio, che sarà decisivo per tutta l’eternità, sarà l’amore per i “fratelli più piccoli” che ogni uomo e donna, nel corso della loro vita terrena, avranno espresso attraverso le opere di misericordia corporale verso tutti i loro fratelli, particolarmente quelli in stato di bisogno. Queste opere di misericordia corporale erano già predicate dall’antico testamento (es: Dt. 24, 6-22; Is. 58, 7) e dal giudaismo. Gesù le rinnova e le rilancia in senso escatologico.

Parole forti e chiare, concetti ripetuti perché ciò che è bene e ciò che è male non sia equivocabile. Parole che fanno la differenza tra supplizio eterno e vita eterna. Tanto chiare da disorientare, suscitando domande esistenziali: sarò pecora o capra? Riceverò in eredità il Regno o sarò cacciato nel fuoco eterno? Sfamo l’affamato e disseto l’assetato o mi vien più comodo pensare di non avere mai incontrato un affamato, un assetato, uno straniero, un ignudo, un malato, un carcerato…, un abbandonato pur dandomi da fare per essere benedetto da Dio?

Gesù non permette alibi: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me».

I nostri fratelli più piccoli… i bambini in difficoltà

 La domanda diventa quindi solo una: chi sono i “più piccoli”? Quando li ho ignorati?

Tra i “fratelli più piccoli” citati nel virgolettato gesuano di Matteo possiamo senz’altro considerare i bambini in difficoltà che oggi gridano silenziosamente il loro dolore, provocato dall’abbandono in tutte le sue forme. Come donne, uomini e come cristiani del nostro tempo non possiamo far finta di non sentire quest’urlo e girarci dall’altra parte. L’opportunità di essere tra le pecore ci è offerta: dobbiamo impegnarci nel tempo storico a noi donato, per donare vita da figli a questi bambini e ragazzi, accogliendoli in seno alle nostre famiglie, sostenendoli a distanza, aiutando in vari modi le associazioni e le realtà che cercano a loro volta di aiutare questi bambini e ragazzi offrendo loro quell’accoglienza di cui Gesù parla nel brano di oggi.

Accogliere e aiutare. Ognuno secondo le proprie possibilità

Se così faremo, ciascuno a seconda delle sue possibilità, saremo parte sin da ora del gregge delle pecore di Gesù, guidate amorevolmente dal dolce pastore, e Lui confermerà questa nostra appartenenza alla fine del tempo. Allora, seduto sul trono della sua gloria, il Dio-Uomo ci porrà nello stazzo delle pecore e non in quello infausto delle capre.

Rendici capaci, Signore Gesù, di rispondere positivamente alla tua chiamata a prenderci cura dei bisognosi, in particolare dei bambini, aiutaci a vedere nei loro volti sofferenti il tuo volto e donaci lo Spirito di santità, che procede da te e dal Padre, affinché il nostro agire sia focalizzato sul servizio a loro e non si disperda in mille rivoli inconcludenti in una dinamica in cui, a volte, rischiamo di perdere di vista il vero obbiettivo del nostro fare. Spirito Santo, ti preghiamo, riempici di te, rinvigoriscici, rendici pazienti, buoni, creativi, perseveranti per compiere fedelmente la missione a cui siamo stati chiamati. Amen.

Cristina Riccardi e Paolo Pellini

Comunità La Pietra Scartata

 

Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.


DONA ORA