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Nascere in terapia intensiva. Quando la forza della vita vince

La bella storia di mamma Jessica e della piccola Nicol Vittoria, nata dopo sole 23 settimane di gestazione

Nascere in terapia intensiva e, comunque, farcela. Perché la forza della vita, alle volte, semplicemente vince. Questa è la storia di mamma Jessica e della figlia Nicol Vittoria, nata prematura, in barba a chi aveva consigliato un aborto “terapeutico”, l’8 maggio scorso con un parto cesareo al Policlinico Umberto I di Roma. La loro vicenda è stata raccontata, il 13 ottobre, da un’articolo pubblicato sul quotidiano Avvenire.

Jessica, 27 anni e già madre di due bambini, Alessandro e Sofia, di sei e quattro anni rispettivamente, sta affrontando la terza gravidanza. Un’esperienza che si rivela complicata e travagliata, tanto che alcuni medici le propongono l’aborto terapeutico, per tutelarla da eventuali rischi. Ma la donna dice “no”. Sceglie la vita. E la vita, con la sua forza, sorprendentemente la premia. “Ho rifiutato subito (…) se le cose non dovevano andare doveva deciderlo questa bimba (…) l’avrei accettata con qualsiasi problema“, ha spiegato mamma Jessica al quotidiano. .

Così, nel giorno della Madonna del Rosario di Pompei, questa madre coraggiosa si sottopone al parto cesareo d’urgenza, dopo sole 23 settimane di gestazione. Tutto sembra giocare contro la piccola Nicol, ma invece le cose vanno diversamente. La bambina nasce con un peso di soli 480 grammi, per 27 centimetri di lunghezza. Debolissima e fragile viene subito ospitata dall’incubatrice del reparto di terapia intensiva. Qui lotta per quattro mesi. Secondo le statistiche, in casi come il suo, riesce a sopravvivere solo il 30% dei neonati e buona parte di questi subiscono comunque danni cerebrali.

Ma, incredibilmente, la fiducia nella vita di Jessica è premiata: Nicol Vittoria sta bene e l’ultima risonanza magnetica ha escluso lesioni encefaliche. Raggiunti i 2,5 chilogrammi di peso la bimba è rientrata a casa, dove è stata subito accolta con amore dai fratellini.

“Sapevo sin dall’inizio – ha detto ancora la mamma al quotidiano – che ce l’avrebbe fatta. Perché in questi mesi lei ha sempre fatto il contrario di quello che le statistiche mediche dicevano. Per questo l’ho voluta chiamare Nicol Vittoria”.

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