“La sconfitta del terrorismo è proprio nella morte di gente come Simone, capace di dire con l’ultimo respiro l’amore che lascia”.
Simone Barreto Silva, è questo il nome di una delle tre vittime dell’attentato alla cattedrale di Nizza, avvenuto giovedì 29 ottobre.
Simone, 44 anni appena compiuti, brasiliana di Bahia è morta per le profonde ferite alla gola inferte da Brahim Aoussaoui al grido di “Allah akbar”.
Simone, in Francia da 30 anni, aveva tre figli, due maschi ed una femmina e una grande passione per la cucina.
Solare, gentile, allegra.
Chissà cosa avrà pensato svegliandosi quel giorno, prima di recarsi in cattedrale. Alle incombenze quotidiane? Alla vita di tutti i giorni? Ai suoi sogni? Sicuramente ai suoi adorati ed amatissimi figli. Non di certo avrà creduto di morire, in una mattina come tante, per una preghiera. In un Europa democratica che ha lottato perché ognuno potesse avere il diritto di professare liberamente la propria fede, di manifestare liberamente il proprio pensiero.
Simone era una di noi. Una persona comune. Nel panico, nel dolore di quegli ultimi istanti, mentre la vita correva via, non ha avuto parole d’odio per il suo vile aggressore, che l’ha colpita, inerme, indifesa, ma ha rivolto un pensiero pieno di luce ai suoi adorati figli.
“Dite ai miei figli che li amo”.
Le sue parole ci si sono impresse sul cuore, perché sono le parole di tutti noi. Ascoltandole l’abbiamo sentita ancora più vicina, amica. Abbiamo sofferto per lei, immaginando il suo immenso dolore, non quello di morire, ma di lasciare i suoi tre bambini senza il suo conforto. Di non essere presente ad asciugare le lacrime che avrebbero versato, ad accoglierli tra le sue braccia e consolarli. Ad accompagnarli nella loro vita.
Ma forse ha proprio ragione Annalisa Teggi in un bell’articolo comparso su Alateia quando scrive che “la sconfitta del terrorismo è proprio nella morte di gente come Simone, capace di dire con l’ultimo respiro l’amore che lascia”.
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