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Danimarca. Un Paese “Down-free”: meglio l’aborto che un figlio Down

Per l’etologo britannico Dawkins, partorirli è “altamente immorale”. Ma in Italia, per fortuna, la cultura è differente…

In un mondo in cui la vita può avere il valore dato dal prezzo di un bambino acquistato in un’agenzia per l’utero in affitto, l’eugenetica è un fatto, purtroppo, accettato. Così non stupisce l’apprendere che, in un Paese della civilissima Scandinavia, come la Danimarca, il 98% dei bambini concepiti con sindrome di Down non abbiano visto la luce per la scelta delle madri di ricorrere all’aborto. Il dato si riferisce all’anno 2015. Ma la Danimarca è solamente uno dei Paesi, soprattutto del Nord Europa, che si caratterizzano per una cultura propensa a contenere le nascite di bambini Down. Una cultura, cioè, “Down-free”.

Il celebre etologo britannico Richard Dawkins, per esempio, ha affermato che dare alla luce un figlio con sindrome di Down è “altamente immorale” se vi è la possibilità di evitarlo. Con l’aborto, naturalmente. In Italia la cultura è differente. Molti dei bimbi nati con sindrome di Down possono vivere in maniera assolutamente normale, anche perché differente è la gradazione con cui le caratteristiche della patologia si presentano. Molti possono andare a scuola, lavorare. Anche con buoni esiti.

Una buona quota di merito per questo cambiamento la ha un medico, Bruno Marino, oggi primario al Policlinico Umberto I di Roma. Negli anni Ottanta, quando la concezione, anche nel nostro Paese, era diversa, dimostrò che operando presto le cardiopatie presenti in molti bambini con questa sindrome si poteva garantire loro un’esistenza dignitosa e piena, oltre a un’ampia autonomia personale. Ne ha parlato, nel libro di recente pubblicazione “Down, dove ci porta il cuore” un pediatra, anch’egli specializzato in cardiologia, Paolo Cornaglia Ferraris. Nel libro, come riporta una recensione di Antonio Polito su Il Corriere della Sera, Ferraris riporta un episodio del 1982, quando, in un reparto di terapia intensiva, davanti al caso di un bambino Down cardiopatico, sentì pronunciare la frase: “Lascialo morire poverino! Non vedi che è mongoloide?”. Di strada, da allora, la medicina e la società italiana ne hanno evidentemente fatta parecchia. Grazie anche a un medico coraggioso e a chi lo ha sostenuto nella sua battaglia.

Chissà che questa cultura della vita non possa, prima o poi, sbocciare anche nel freddo Nord laicista…

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