18 ottobre 2020. XXIX domenica del tempo ordinario. Elisabetta Signorini e Vincenzo Broccoli de “La Pietra Scartata” commentano il passo del Vangelo secondo Matteo 22,15 – 21
Mt 22,15-21
Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Commento

I farisei tentano di mettere in difficoltà Gesù, di farlo cadere nel loro tranello, mettendolo alla prova su un tema delicato e spinoso legato alle leggi e alla politica dell’epoca, spesso motivo di dissidi e controversie.
Ma Gesù non si sottrae alla sollecitazione e con una risposta disarmante spiazza i suoi interlocutori, chiedendo loro quale sia l’effigie stampata su di una moneta. Rispondono ovviamente che l’immagine e l’iscrizione sono di Cesare, allora Gesù pronuncia la famosa parola: “Restituite dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”.
Gesù ci indica quindi che la vocazione di ogni cristiano è di fare una cosa apparentemente difficile: essere nel mondo ma non essere del mondo. Stare nel mondo ma essere di Dio, appartenendo e obbedendo a Lui. Quindi il punto non è stare fuori dal contesto di Cesare, fuori dal mondo, ma è continuare ad essere di Dio nel mondo.
E questo inevitabilmente ci conduce a riflettere su di noi, sulla nostra storia e sul nostro percorso di genitorialità. Di fronte alle difficoltà a poter generare un figlio, ci siamo sentiti frustrati, feriti e fragili. Nel mondo ci sentivamo inadeguati rispetto al naturale svolgimento delle cose per qualunque coppia: poter diventare padre e madre di un figlio.
Il mondo, inoltre, ci ha sempre indirizzato verso soluzioni mediche che avrebbero assecondato il nostro desiderio, privandolo però della naturalezza e della spontaneità.
Ed è stato proprio con il tempo che abbiamo compreso che la volontà del Signore per noi era totalmente diversa, che avremmo dovuto affidarci, cosa per nulla facile, vivendo nel mondo secondo il progetto che lui aveva pensato da sempre per noi. Affidandoci a Lui.
La nostra genitorialità era stata pensata da Dio da sempre e per sempre con i nostri figli, che ci stavano aspettando dall’altro capo del mondo, mediante l’adozione internazionale.
Elisabetta Signorini e Vincenzo Broccoli
Comunità La Pietra Scartata
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