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Sirio. Un bambino e il suo miracolo: rientrare a scuola, sulle proprie gambe. Sette anni dopo la “morte in culla”

Sopravvissuto per un pelo, sembrava destinato a una vita in carrozzina. Ma i suoi genitori non si arrendono, “sbaragliando tutti i pronostici”

Ha commosso il mondo l’Italia la storia di Sirio. Come tanti altri bambini, questo fanciullo di appena sette anni, nei giorni scorsi, è tornato a scuola dopo i lunghi mesi di lontananza a causa del Coronavirus. La differenza, però, è che Sirio è un bambino tetraplegico, cui era stato detto che sarebbe stato destinato a trascorrere il resto della sua vita in carrozzina. Nato prematuro nel 2013, a ferragosto, a Roma, solo cinquanta giorni dopo subisce una “morte in culla”. Sirio rimane per circa venti minuti senza battito cardiaco. Niente. Silenzio. A questo evento seguono ore e ore di rianimazione. E, a seguire, diversi giorni di coma. Sirio si salva. Ma è in stato vegetativo. “Non potrà mai fare movimenti volontari né prendere coscienza di sé”, è la diagnosi. Terribile. Parole che cancellano ogni speranza.

I genitori non si arrendono: Sirio viene messo in ipotermia per fermare il danno cerebrale. Poi trascorrono mesi di neuroriabilitazione. Finalmente la diagnosi muta: “tetraplegia spastica“. Che, più o meno, sta a significare che il bambino non potrà mai camminare autonomamente. Il bimbo riesce a rientrare a casa dall’ospedale quando ha già un anno d’età. Qui, all’improvviso, dopo mesi di fatiche e sofferenze, accade qualcosa di straordinario. “Il bambino – racconta la mamma, Valentina, al Fatto Quotidianoha sbaragliato tutti i pronostici che lo davano per spacciato”. Sirio mostra segni di vivacità e una forte spinta alla comunicazione.

Sirio, il bambino che torna a scuola sette anni dopo la “morte in culla”

Mamma Valentina non si lascia vincere dallo sconforto. E crea un blog, “Sirio e i tetrabondi: tetraparesi in movimento”, “per raccontare – spiega lei stessa – la disabilità così come è arrivata nella vita di Sirio, improvvisa e devastante… Ma fondamentalmente vi si racconta la vita di un bambino che sogna di essere come gli altri, che vuole essere accettato… Raccontiamo una vita che non vuole pietismi, che non vuole vivere nascosta, che prova desideri e vuole dirlo a tutti”. Un blog nato anche “per scardinare il pietismo, aprendo la strada alla condivisione e all’inclusione vera e propria”.

Il Coronavirus, per i bimbi con disabilità, è un colpo. In molti regrediscono, lontani da compagni di classe e insegnanti, di sostegno o meno. Ma Sirio ce la fa. E, a settembre, rientra a scuola. Sulle proprie gambe. “Rientrare in classe, zaino in spalla e passo sbilenco – spiega la mamma – ma felice dopo mesi di chiusura e di lontananza da bambini e insegnanti lo ha travolto di gioia. Niente più che l’isolamento e la solitudine aggravano le disabilità. La scuola, come tutti i percorsi inclusivi, permette a bambini come Sirio una normalità, uno scambio sereno, un approccio alla didattica sano e fruttuoso”.

“Trasformare i sogni in realtà è la grande capacità“, di Sirio, secondo la madre. “Abbiamo imparato – spiega ancora – a non considerare sogni i nostri desideri per lui. Sirio ci ha permesso di uscire dalla disperazione perché ci comunica, ci dimostra che vuole continuare a vivere e andare avanti”.

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