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Aborto. Perché non trasformare quell’abbandono in un dono?

Interroghiamoci: dove sta il diritto? Quello di un essere umano a vivere nascendo o quello di un adulto ad abortirlo?

Occorre avere il coraggio di guardare in modo differente all’aborto, riconoscendo il diritto di chi è stato concepito: chi non è voluto, potrebbe essere donato attraverso l’adozione. Solo così, attraverso un dono , l’abbandono può ristabilire un diritto che altrimenti sarebbe negato. Chi, con tanta passione e da anni, tenta di difendere il diritto alla vita dei bambini abbandonati a vivere una vita degna di questo nome in una vera famiglia, non può infatti rimanere insensibile di fronte al dramma di migliaia di esseri umani che vengono abbandonati tramite l’aborto.

E chi infatti è più abbandonato di loro, nel momento in cui si sceglie di sopprimere una vita? La vita è un dono troppo grande e prezioso e va difeso in ogni istante del suo “esistere“ da ogni possibile attentato.
L’aborto, come la pena di morte, anche se ammesso dallo Stato, non è mai un diritto. E qualora per alcuni lo fosse, interroghiamoci: dove sta il diritto?

Quello di un essere umano a vivere nascendo o quello di un adulto ad abortirlo? Inevitabilmente, chi è più forte, chi ha più voce , sa ben difendere i propri-anche se presunti-diritti; chi è più debole o sembra non contare niente, soccombe.

Aborto. Trasformare l’abbandono in un dono. Le proposte

Ed è sintomatico notare come la “condanna sociale“ sia normalmente più indulgente nei confronti di una donna che abortisce rispetto a una madre che abbandona il proprio figlio. Eppure l’abbandono è solo un attentato alla vita. L’aborto no: è la negazione della vita stessa.

Ogni essere umano ha il diritto di vivere, di nascere ed essere accolto se abbandonato. Ma chi potrà accogliere colui che è stato abbandonato con l’aborto?

La risposta a tale domanda si potrebbe trovare nella piena applicazione della legge 194 ovvero nel suo obiettivo principale , che non è -vale la pena ricordarlo -il diritto all’aborto, ma al contrario la prevenzione dello stesso.
In questo ambito, molto potrebbero fare le associazioni familiari per accompagnare le donne in difficoltà fino al parto, perché possano poi decidere quale futuro donare al bambino, nonche per accogliere chi potrebbe essere destinato all’aborto.

In Parlamento, da anni, giace, sepolta dalla polvere del tempo, una proposta di legge per normare anche in Italia, la cosiddetta “adozione in pancia”, cioè “l’adozione del nascituro” che, per esempio, negli Stati Uniti, dove è in vigore da parecchi anni, ha saputo prevenire con successo centinaia di migliaia di aborti .

Non c’è ancora alcuna proposta di legge invece per un’altra iniziativa, anche questa da noi auspicata da diversi anni, che potrebbe essere molto utile a questo scopo: istituire in ciascun quartiere di ogni città un numero consistente di “culle per la vita”.

Non si deve dare nulla per intentato, perché, nel campo della prevenzione, qualsiasi “opera” che possa “trasformare un abbandono in un dono” è veramente benedetta da Dio.

Marco Griffini

Comunità ” La Pietra Scartata”

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