Franca Franzetti (Comunità Papa Giovanni XXIII) racconta il dolore delle donne: “La scelta di abortire è una ferita che ti porti per sempre”
Una telefonata nella notte. Da un lato del filo c’è lei, Franca Franzetti, che da vent’anni risponde al numero verde dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII per il sostegno alla maternità. Dall’altro una donna disperata. Ha appena preso la Ru486, la pillola abortiva. “Stava da cani – spiega la Franzetti intervistata da Famiglia Cristiana – Piangendo mi ha detto che aveva il vomito e pensava di morire… Essì che con sé aveva già una bimba di un anno. Si era pentita, mi ripeteva che nessuno le aveva detto che sarebbe stato così… Ma tu a quel punto cosa fai? È un’ingiustizia e un inganno in cui sono intrappolate le donne: spacciano la RU486 come ‘aborto sicuro’, facile rispetto a quello chirurgico. Ma non viene detto come avviene e che il post è peggio del durante. Perché sei sola. Sola come un cane. E mentre nell’aborto chirurgico ha dei ‘complici’ (medici, infermieri etc) e sei sotto anestesia, in quello farmacologico sei tu che devi vedere se hai espulso il feto. Tu e nessun altro”.
“Il nostro fondatore, don Oreste Benzi, lo diceva – prosegue la Franzetti – Le donne che abortiscono sono vittime esattamente come i loro bambini. E si portano questo segno per tutta la vita. Per quella mamma che mi ha chiamato nel cuore della notte io non potevo fare nulla, se non sentire dentro di me l’ingiustizia… le donne non sanno e poi stanno male. E non è che se l’embrione è piccolo, è piccolo il dolore. La perdita di un figlio è la perdita di un figlio, anche se ha sei settimane. La persona che fa questa scelta va aiutata a capire a cosa è di fronte per uscire dall’inganno che se prendi una pillola finisce tutto. Non è così. Finisce sì la gravidanza, ma non ritorna più nulla come prima. Mai più. E questo è un dolore che non è ascoltato, ma c’è. Le donne che hanno vissuto l’aborto se lo portano per tutta la vita. Ma non si dice perché non è politicamente corretto, in nome di un diritto che in quanto tale fa bene”.
Ru486. Il dolore delle donne viene spesso banalizzato
Eppure quella della Ru486, nonostante storie come questa, che rendono bene l’idea del dolore che possa provocare, è una pratica che, forse proprio in nome di quella “political correctness” di cui parla Franca Franzetti, viene spesso banalizzata. Raccontata come qualcosa di semplice, rapido. E anche i rischi per il fisico non sono da sottovalutare. “Adesso – prosegue – la maggior parte delle donne che chiama vuole avere informazioni per abortire; ha appena fatto il test e vuol sapere dove e come farlo con quella reazione tipica dei nostri stili di vita: ho un problema, lo elimino. Ma una decisione è veramente libera quando è consapevole. Ecco perché allora cerchiamo di portare l’attenzione sulla realtà e sul fatto che è una decisione importante. Le aiutiamo a guardare in faccia le difficoltà che possono impedire la nascita di un bambino e le supportiamo con le possibilità che può offrire la Papa Giovanni XXIII: dal supporto psicologico, alla mediazione con i genitori che magari non sanno nulla oppure sono contrari, alla mediazione con il partner perché magari è il terzo figlio e lui non lo vuole; all’accoglienza di chi deve andare via da dov’è, per esempio le badanti; o delle vittime di tratta che, diversamente, non saprebbero come fare”.
Ma qual è il consiglio da dare allora? Risponde ancora la Franzetti: “Non fermarsi alla situazione seppur grave e complicata; non fermarsi al problema perché le situazioni possono cambiare e addirittura ribaltarsi. Già una donna che rimane incinta entra in fase di estrema fragilità emotiva, se non trova qualcuno che le dice qualcosa di diverso… Perché la scelta di abortire è una ferita che ti porti per sempre e, se non fai un percorso di rielaborazione del lutto e anche un cammino spirituale, di perdono del Padre e del tuo bambino che è vivo perché è in cielo, ti rovina la vita”.
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