La nostra non è stata da subito una chiara vocazione all’affido: uno di noi semplicemente non sapeva neanche che esistesse

Questo è il nostro primo affido: è partito come “pronta accoglienza” di 6-7 mesi, sono passati quasi 19 mesi e… siamo tutti ancora qui.
Servizi sociali, fidarsi della Vita, tutto ha “funzionato” alla perfezione.
Beh, tutto… tranne la cosa più importante: il fatto che era meglio non ci fosse stato bisogno di noi, di una famiglia affidataria…
Forse servirebbero più risorse/forme di sostegno alla famiglia “prima” che si renda necessario un affido.
Servirebbe riuscire a guardare l’altro come un fratello, interessarsi al vicino di casa, al compagno di scuola, aprire gli occhi e farsi prossimo con chi sta vivendo un’esperienza difficile.
Servirebbe riconoscere che siamo “fortunati”, di una “fortuna” che non è meritata, che “certe cose” possono capitare anche a me e che se capitassero a me, spererei tanto che qualcuno se ne accorgesse e mi aiutasse.
Il nostro affido di Susanna si è inserito proprio in questo contesto e, dicevamo, tutto ha “funzionato” bene.
Tutto tranne il fatto che Susanna è l’ultima di quattro figli e che forse qualcuno si sarebbe potuto accorgere prima delle fragilità della famiglia e cercare di intervenire a sostegno.
Fatto sta che… meglio tardi che mai.
Susanna è entrata anche nella nostra famiglia e noi siamo diventati “risorsa” per lei e per la sua famiglia d’origine e, come anticipato, tutto ha “funzionato” bene.
Certo, l’idea che il destino di un bambino affidato dipenda in parte da un assistente sociale “a contratto” piuttosto che con uno stipendio medio basso (per usare un eufemismo) non ci esalta, però… nulla da dire: sia la precedente assistente sociale sia l’attuale ci sono sembrate competenti e umane.
Condizioni di lavoro più stabili per garantire adeguata progettualità ai percorsi di bambini e famiglie.
Ripensando alla nostra esperienza, però, i “cortocircuiti” ci sono stati, e di varia natura.
Com’è ovvio che sia, noi due abbiamo una storia personale diversa, un cammino diverso e anche una velocità diversa. Il progetto comune però era stato definito già durante il fidanzamento e, in riferimento ai figli, prevedeva: se arrivano, restano (in qualsiasi condizione); se non arrivano, adottiamo.
Sono arrivati! E il dono di Andrea e Azzurra ci ha fatto sviluppare un’ ulteriore particolare sensibilità verso i bambini. Ci sentivamo chiamati a fare qualcosa in più.
La nostra non è stata quindi da subito una chiara vocazione all’affido: uno di noi semplicemente non sapeva neanche che esistesse.
Servirebbe più informazione, più divulgazione del concetto di fecondità (verso fertilità) nei corsi pre matrimoniali ma anche nelle proposte per giovani e single e perché no… anche una bella campagna ministeriale sulla TV!
Così … abbiamo iniziato ad approfondire il tema, insieme all’adozione.
Ci siamo informati e abbiamo conosciuto persone mai incontrate prima, siamo andati a casa loro e abbiamo “visto” come loro rendevano testimonianza dell’Amore di Gesù con la loro vita.
Abbiamo incontrato anche tanti che, di fronte alla nostra “idea”, restavano scettici: “ma chi ve lo fa fare … con già due figli, per lo più piccoli…”, “No, io non ce la farei mai…”, “Facciamo già fatica ad arrivare a fine mese così (con ogni anno 2 settimane di vacanza in villaggio in Sardegna e griffati fino ai capelli)”…
E noi? Già.
Se i primi ci coinvolgevano in un modo, i secondi ci chiamavano ancora di più in causa: se in tanti si girano dall’altra parte… che fare?
Anche noi abbiamo cercato di “sfuggire” alla chiamata, complici anche alcune novità lavorative per Gianmarco, che avrebbe iniziato a viaggiare tantissimo in tutta Italia…
Dopo un anno… eravamo ancora lì, continuando a pregare Gesù affinché ci aiutasse a capire la nostra missione.
Alla fine abbiamo deciso che Laura lasciasse il lavoro per dedicarsi ai nostri bambini e per dare la nostra disponibilità per l’affido di pronta accoglienza.
È fondamentale avere una rete con cui poter condividere le proprie fatiche anche alla luce della Parola di Dio, che per noi è stata (ed è) l’unico punto fermo che sempre ci richiama alla realtà e fornisce giorno per giorno gli strumenti per andare avanti.
Gianmarco e Laura
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