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Una fede in cammino

Nemmeno per noi è facile rispondere alla domanda che Gesù fa a Pietro nel Vangelo di Matteo di questa domenica: “Chi sono io per te?”. 
Questa domanda possiamo cercare di eluderla, come fanno i discepoli, dando forse risposte tratte dal catechismo o dalla teologia. Ma Gesù, come fa con Pietro, oggi ce la rivolge personalmente.
Davanti a questo collega che fa il furbo, e verso il quale stai cercando di vendicarti, nei confronti di tua moglie o di tuo marito che vorresti in altro modo… chi sono io per te? Perché se Cristo vive in me, se l’ho accolto e lo custodisco nel mio cuore, saranno i fatti che lo dimostreranno: potrò perdonare, sarò capace di amare l’altro, anche quando non è come avrei voluto.
Questo Vangelo ci incoraggia: anche se Pietro confessa la fede in Gesù, in realtà ancora non lo conosce e presto si scandalizzerà di fronte all’annuncio della Passione.
Pietro ha una fede in cammino, come noi. Soltanto l’esperienza della passione e della Resurrezione gli avrebbe donato la vera pienezza: l’esperienza degli avvenimenti pasquali, la vittoria sulla morte di Cristo. Pietro però ha dentro di sé questo desiderio profondo di seguire Cristo, ha scoperto che in Lui può trovare il senso della sua vita, tanto da aver abbandonato tutto per seguirlo.
E Gesù conosce la sua fragilità, come conosce la nostra. Non si scandalizza, non lo rifiuta, anzi gli dice “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”.
La nostra fragilità, la nostra incredulità non sono un ostacolo alla fede, purché, come Pietro, ci sia in noi il desiderio di seguirlo, di ricevere dal Signore il dono di corrispondere al Suo amore, perché “né la carne né il sangue ci possono dare la fede”. La fede non è frutto dei nostri sforzi, né della nostra intelligenza, ma ce la dona il “Padre che sta nei cieli”, che vede nel nostro cuore il desiderio di seguirlo.
Mons. Antonio Interguglielmi

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