Luca descrive questa scena della visita di Gesù a Gerico, come fosse un quadro. Gesù sta passeggiando, seguito come sempre da una gran folla; improvvisamente scorge un uomo, un piccolo uomo, salito su un albero di sicomoro e lo chiama.
È un pubblicano l’uomo che Gesù sta chiamando. Un uomo odiato, disprezzato ed evitato da tutti, anche se ricco. Questo è Zaccheo, il capo dei pubblicani, gli esattori delle tasse, funzionari al servizio dei romani che estorcevano soldi ai loro fratelli e anche approfittavano del loro compito per rubare, arricchendosi.
“Ma come, proprio Zaccheo Gesù chiama? Ma come non conosce chi è?” si saranno domandati gli abitanti di Gerico.
È qui che si mostra la missione del nostro Salvatore: Gesù non esclude nessuno dalla propria amicizia. Già tempo prima, trovandosi a tavola in casa di Matteo, in risposta a chi si meravigliava del fatto che frequentava compagnie poco raccomandabili, afferma: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati: non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori” (Mc 2,17).
Gesù riconosce in Zaccheo un uomo che desidera incontrarlo, perché Zaccheo sa che questo incontro può cambiare la sua vita, può renderlo felice. E si incontra così con il perdono di Gesù: accoglie con gioia l’invito di accoglierlo in casa, come aveva fatto Matteo, l’altro pubblicano, risponde subito alla chiamata di Gesù.
Signore dona anche a noi questo desiderio di incontrarti, di ricevere la Tua Misericordia che sola può cambiare la nostra vita e renderla felice.
Mons. Antonio Interguglielmi
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