Sulle pagine del quotidiano Avvenire viene proposto l’atteggiamento suggerito dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano anche di fronte alla sentenza della Corte d’Appello di Trento sulla doppia “paternità” di una coppia di omosessuali, che ha avuto due gemelli in Canada con la maternità surrogata, oltre al caso della morte di djFabo: ascolto e rispetto. «Bisogna saper ascoltare – ha detto Parolin – questo è fondamentale: essere sempre in atteggiamento di grande rispetto nei confronti di tutti, anche se evidentemente non si possono condividere tutte le scelte».
Parolin ha aggiunto che questi «sono problemi estremamente nuovi e complessi di fronte ai quali neppure la società è preparata a rispondere». Le posizioni della Chiesa, ha concluso il cardinale, «a volte vengono viste come oscurantiste, ma è fedeltà al Vangelo: facendo una sua proposta, la Chiesa se dice dei “no” è sempre per dei “sì” più grandi, per una pienezza maggiore di vita e di gioia. La Chiesa ha il Vangelo da annunciare e il Vangelo significa buona notizia. La voce della Chiesa magari è scomoda, ma se non ci fosse la società sarebbe impoverita».
Sulla questione in generale lo stesso Papa Francesco, rivolgendosi alla Rota Romana, avvertiva l’anno scorso che “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. In San Pietro, aprendo il convegno ecclesiale della sua diocesi, aveva spiegato che è proprio la “reciprocità e complementarietà nella differenza” tra uomo e donna, padre e madre, a “far crescere” e “maturare” i figli. Più volte il Papa ha parlato delle “colonizzazioni ideologiche” che negano “la prima e più fondamentale differenza, costitutiva dell’essere umano” e così “avvelenano l’anima” e “distruggono una società, un Paese, una famiglia”.
Nel pieno del dibattito parlamentare sulla cosiddetta legge Cirinnà, il cardinale Gualtiero Bassetti aveva spiegato al Corriere della sera che le unioni civili andavano “riconosciute in quanto tali, omosessuali compresi”, ma senza equiparazioni col matrimonio e figli, “per le adozioni ci vogliono un uomo e una donna”.
Nel dibattito intorno al rapporto tra desideri e diritti si è inoltre pronunciato anche l’ex presidente della Camera, Luciano Violante, che nell’edizione settimanale dell’Osservatore Romano, ha firmato un articolo dal titolo “Le aspirazioni non sono diritti“.
«Non è possibile trasformare ogni aspirazione in diritto – scrive il giurista -. Non esiste una inesauribile cassaforte dei diritti dalla quale estrarre tutto quello che ci fa comodo, quando ci fa comodo».
Il punto, ricorda Violante, è che ad ogni diritto corrisponde un preciso dovere e che la coppia diritti-doveri è «indispensabile» per la «tenuta del contesto civile».
«Senza diritti non c’è democrazia. Ma una società senza doveri resta in balia di egoismi individuali», sottolinea ancora Violante.
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