Il Mondo Nuovo è già qui, afferma Assuntina Morresi in esordio nel proprio interessante editoriale proposto oggi sul quotidiano Avvenire.
Morresi suggerisce, con riferimento alle notizie circolate negli ultimi giorni, la lettura di ciò che sarebbe ormai mostrato con chiarezza: “un mondo dove la mamma può anche non esserci, e si può dire che un bambino è figlio dei due uomini che lo hanno ‘commissionato’”. “Eppure – richiama con pertinenza Morresi – non è il mondo che abbiamo scelto: in Italia non ci sono leggi approvate dai nostri rappresentanti in Parlamento che consentano l’utero in affitto” anzi, al contrario, le nostre leggi lo vietano.
Non solo: da un lato “i princìpi del nostro ordinamento sono orientati, secondo una grande e faticosamente costruita tradizione, al favor vitae” e, dall’altro, “il matrimonio fra persone dello stesso sesso non è legge”; Morresi infatti sottolinea che la norma sulle unioni civili, pur non essendo uscita trionfante dalla ‘porta principale del Paese’ (il Parlamento), stia invece saltando fuori dalla finestra, con le peggiori interpretazioni possibili della legge e una “insistente serie di sentenze che puntano a rendere del tutto matrimoniale, anche nel senso di genitoriale, la convivenza tra persone dello stesso sesso”.
Sarebbe – secondo Morresi – “lo Zeitgeist, lo spirito del tempo, o, per dirla più concretamente, una fortissima pressione culturale e mediatica, capillare, pervasiva e a tratti persino minacciosa, che lascia poco spazio al confronto e al dissenso, spesso confinato nello spazio anarchico ed eccitato del Web. Uno Zeitgeist che non nasce dalle esigenze e dal sentire della gente, ma dalle élite e dai circoli di pensiero e di potere anche economico che dominano per la debolezza della politica, e che emergono soprattutto nella comunicazione e in certa magistratura”.
Come non ricordare quanto accaduto con la legge 40, “approvata dal Parlamento e confermata dal clamoroso fallimento di un referendum popolare abrogativo, è stata stravolta a colpi di sentenze che tra l’altro hanno consentito la fecondazione eterologa, aprendo a una nuova genitorialità”.
Accade così che una Corte d’Appello sia in grado di stabilire che “due uomini possono assoldare una donna per partorire un bambino (due, nel caso) e farselo consegnare, e che debbono essere approvati – anziché sanzionati come prevedono le norme – nel nome di una realtà ormai consolidata, cioè del fatto compiuto”.
Morresi commenta che per questa via “si sta delineando un nuovo modello antropologico e valoriale, un mondo in cui non conta nulla persino la relazione più evidente fin dall’alba dell’umanità, il legame con chi ci ha dati alla luce. Nel Mondo Nuovo che è già qui a valere sono i contratti. Non si è genitori perché si è generato un bambino ma perché lo si è desiderato e commissionato con apposito contratto. Si legittima l’acquisto di gameti e la vendita del neonato previa regolamentazione di concepimento, gravidanza e parto, e in forza del contratto i due acquirenti sono chiamati entrambi papà”.
“È vero – riflette infine Morresi – che i bambini di cui si è trattato nell’ordinanza di Trento vivono da sei anni con i due uomini, uno dei quali è il padre biologico. È però altrettanto vero che l’altro uomo non è un altro padre, ma il cointestatario del contratto. E che nominarlo padre non era necessario, ed è avvenuto in violazione di tutte le leggi italiane oggi in vigore. Certo – chiarisce Morresi – nessuno chiede di sottrarre i bambini al padre biologico, ma è inevitabile chiedersi come sia possibile che non si faccia valere e pesare il reato commesso ‘affittando’ il grembo di una donna per farle fare figli di altri. Per questa via si legittima l’usucapione dei bambini: uno se li procura come vuole, basta che se ne prenda cura vivendoci insieme un po’ di tempo, e diventano suoi”.
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