Mentre il Sinodo sulla famiglia voluto da Papa Francesco sarà chiamato a raccogliere la sollecitazione, avanzata nell’Istrumentum Laboris, a valorizzare e approfondire la realtà dell’adozione e dell’affido, anche all’interno della teologia del matrimonio e della famiglia, prosegue il servizio di “Lemà sabactàni?”, Rivista semestrale squisitamente orientata in tale prospettiva; il fascicolo n. 14 è dedicato al percorso e alla trama di relazioni vissute dai due discepoli incamminati verso Emmaus: lasciano Gerusalemme delusi, col cuore triste, “svuotati” dall’incomprensione, ma vi faranno ritorno “ricolmi” di entusiasmo per annunciare il loro incontro col Signore risorto.
Sono innumerevoli le letture ed i commenti che da sempre hanno richiamato e sottolineato la preziosità del brano del vangelo: quasi un’icona quella disegnata dalle parole di Luca che ci consente di sintetizzare plasticamente movimenti, attese, incontri, sguardi, parole, nostalgie, delusioni, atteggiamenti, speranze, conversioni, gioia, svelamenti, … propri dell’esperienza cristiana, proiettata verso l’annuncio e l’evangelizzazione. Di questo brano sono state da sempre proposte moltissime letture: quella propriamente biblica, quella catechetica, quella spirituale, quella liturgica … .
Anche la spiritualità dell’accoglienza ha desiderato ascoltare questo testo, leggendolo, meditandolo, contemplandolo, sino a raccoglierne quella struttura fondamentale e paradigmatica peraltro riconoscibile e iscritta anche nelle proprie dinamiche costitutive. In effetti la spiritualità dell’accoglienza adottiva e affidataria nasce in ragione di esperienze (abbandono, perdita di dignità, sterilità, accoglienza, adozione, affido, …) vissute e ricomprese alla luce del Vangelo, sentieri e luoghi della propria vita che diventano “strada” dove incontrare il Risorto, pur senza riconoscerlo immediatamente, e dimore dove ospitarlo e ascoltarlo: accade così che, tra parole e gesti, il suo volto torna familiare e non più anonimo, estraneo … .
Sono le dinamiche che consentono di trasformare abbandono, tristezza e perdita di senso, in progressivo riconoscimento del senso della propria storia, radicale conversione delle condizioni in cui si sta svolgendo, della efficace presenza del Risorto che rende possibile – non automatico – il riscatto dalla delusione: restituisce identità, speranza e suscita l’annuncio, urgente e carico di entusiasmo.
Le famiglie del movimento Amici dei Bambini e della Pietra Scartata hanno così dedicato il 2014 ad una rilettura del brano del Vangelo di Luca secondo un itinerario che in questo numero della Rivista viene condiviso. Con riferimento al commento al brano dedicato ai cosiddetti “discepoli di Emmaus”, proposto da don Maurizio Chiodi in occasione di una Lectio Divina, diversi gruppi familiari hanno ripreso e vissuto localmente l’esperienza della Lectio: molte famiglie hanno avuto l’occasione di ritrovarsi, invocare lo Spirito Santo, leggere il brano del Vangelo, riprendere e condividere le parole del testo del vangelo in un clima di preghiera, condivisione, meditazione personale e familiare.
In questo fascicolo sono disponibili sia il commento al brano proposto da don Maurizio Chiodi («Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi …?»), sia i testi delle riflessioni che alcune famiglie ci hanno fatto pervenire (Meditando sui discepoli di Emmaus), emerse durante il loro incontro, ispirate dalla Lectio in rapporto alla propria storia/esperienza di accoglienza adottiva e/o affidataria.
Insieme ai testi del cammino compiuto dalle famiglie, il fascicolo propone inoltre riflessioni e studi tesi ad esplorare ulteriormente il brano e la sua capacità di essere istruttivo, educativo ed evocativo, anche per l’esperienza adottiva e affidataria: alla riflessione sul tema svolta da Marco Griffini (Il paradigma di Emmaus), seguono lo studio del biblista Pasquale Pezzoli (Il racconto di Emmaus) e i contributi dei teologi Saulo Monti (Il viaggio della memoria e del ricordo: dall’abbandono al riconoscimento testimoniale), Antonella Fraccaro (Da Gerusalemme a Emmaus: Il viaggio paradigmatico e le tappe dell’adozione) e Maurizio Chiodi (Emmaus: paradigma per comprendere l’adozione e l’affido).
Il fascicolo è impreziosito dalla riproduzione delle opere dell’artista Arcabas, pseudonimo di Jean Marie Pirot, dedicate all’incontro di Emmaus, dipinti in grado – secondo Pezzoli – di “tradurre molto bene quello che è il senso di quell’episodio”. Le opere di Arcabas sono custodite nella Chiesa della Resurrezione presso il Pitturello a Torre de’ Roveri (BG) e le immagini che le riproducono – accompagnate da un commento loro dedicato dal teologo Ezio Bolis – sono pubblicate grazie alla cortese e preziosa autorizzazione dell’Artista.
La Rivista nel 2015 giunge al suo VIII anno editoriale, pronta a raccogliere la sfida e le chiare indicazioni del Sinodo; raccogliendo diversi contributi e avviando importanti collaborazioni, esplorando esperienze ed ambiti talvolta inusuali alla teologia, osando, proponendo ricerche e incoraggiando approfondimenti secondo uno stile e un metodo che non ha mai trascurato l’importanza dell’esperienza vissuta dalle famiglie accoglienti – dai figli ai genitori – sempre coinvolte e protagoniste.
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