Avrebbe potuto passare alla storia come il Comune contraltare a Tor Sapienza di Roma, un esempio da indicare come virtuoso, dove i cittadini si oppongono al trasferimento coatto e violento dei più deboli e indifesi. Un Comune orgoglioso dei propri cittadini e dello spirito di integrazione culturale e sensibilità interrazziale tanto da scendere per strada a difesa di quei migranti al grido di “Siamo tutti africani” e “Siamo tutti italiani”. Un Comune, quello di Messina, che avrebbe potuto fare la differenza e dimostrare all’Italia intera, e al quartiere di Tor Sapienza in particolare, che tutti abbiamo diritto ad una seconda chance e che migrante non equivale a minaccia o delinquenza. E invece no: nella conferenza stampa convocata lo scorso 20 novembre, dal sindaco di Messina Renato Accorinti e dal dirigente del Dipartimento Servizi Sociali Giovanni Bruno, di tutto questo non se ne è dato atto perdendosi in inutili polemiche che hanno sminuito l’alto e nobile gesto di tutta una città del sud. E non solo del sud ma di tutta Italia: perché è stato messa in dubbio l’effettiva disponibilità di 1500 famiglie della Penisola ad aprire le porte di casa propria ai minori stranieri non accompagnati.
In 1500, infatti, si sono schierate concretamente dalla parte dei più deboli. In 1500 hanno deciso di aggiungere un letto in casa per fare spazio a un migrante. 1500 cuori generosi che, come hanno fatto il 18 novembre scorso alcune famiglie di Messina scese per strada al fianco dei migranti, hanno deciso di sposare in pieno lo spirito dell’appello di Papa Francesco lanciato il 25 novembre a Strasburgo, al Parlamento europeo. Cosa ne è stato di queste famiglie? Sono state rinnegate dal Comune che ne ha messe in dubbio l’esistenza.
Generosità che fa da contraltare alla “sordità” istituzionale.
Tutto questo mentre il Pontefice afferma che l’Europa è oggi “malata di solitudine”, e i suoi ideali sono “oscurati da tecnicismi burocratici”, che “i leader europei devono fare di più per aiutare migliaia di migranti che rischiano la vita nel tentativo di raggiungere il Vecchio Continente”.
Francesco ha anche detto che l’Europa non deve consentire che la burocrazia delle sue istituzioni soffochi gli ideali che un tempo ne hanno fatto la forza confermando così tra le priorità del suo Papato la difesa dei migranti. Ha, inoltre, attaccato il sistema economico internazionale perché non distribuisce la ricchezza e ha scelto per il suo primo viaggio Lampedusa, l’isola che ha visto molti migranti morire in mare per raggiungere le sue coste.
Chissà se i burocrati del Comune di Messina hanno ascoltato e compreso fino in fondo le parole del Papa. Ci spiace che il Comune sia stato insensibile di fronte alla volontà dei suoi cittadini di non voler mandare via questi ragazzi. Ne avrebbe fatto motivo di orgoglio e sarebbe stato additato come un comune di eccellenza rispetto alla accoglienza. Invece ha prevalso lo spirito di polemica.
E in fondo una riflessione: come si può attaccare un ente come Ai.Bi., Amici dei Bambini che non solo ha speso fino ad ora 200 mila euro di tasca propria, proprio per andare incontro alle esigenze dell’Amministrazione comunale e che ha saputo anche far accogliere questi ragazzi dalla comunità, ragazzi che si sono integrati così tanto da essere nelle scuole calcio di Messina? La gente di Camaro vince per solidarietà umana. Un po’ meno l’amministrazione comunale. I grandi sconfitti i nostri ragazzi, i nostri Misna.
La speranza ora è che l’eco mediatico (la mobilitazione della “gente” di Messina è stata ripresa da alcune testate giornalistiche nazionali e internazionali come la tv Al Jazeera) possano toccare le coscienze di chi può ancora decidere del destino di questi ragazzi. La speranza è che quanto successo a Camaro e la reazione positiva della popolazione arrivino dritto ai cuori di alcuni membri del Governo. Dipende da loro, ora, il futuro di questi migranti: fredde sistemazioni o calore e accoglienza umana?
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