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Storia di una famiglia credente: desideri, prospettive, prove e compimento (1)

In questa prima parte della testimonianza di Alberto, ripercorriamo con lui le tappe del cammino d’amore condiviso con la moglie Enrica: dal fidanzamento al desiderio di famiglia, dalla fecondità trasformata alla prova della morte.

La gioia dell’incontro sognando un futuro condiviso

Enrica e io ci siamo conosciuti durante una vacanza in montagna con amici; è in quei giorni spensierati che nasce il nostro cammino i cui successivi primi passi ci hanno condotto a decidere di formare una famiglia. Si pensava già ad un figlio o – perché no? – anche più di uno.

Gravidanza pregiudicata, non così la fecondità

Trascorsi quattro anni dal nostro matrimonio, Enrica fu costretta a subire un intervento che purtroppo le pregiudicò le possibilità di sostenere una gravidanza. Per Enrica fu una prova davvero dura. In quel momento di profonda crisi, scoprii in me la capacità di reagire ed una forza nuova, quasi inaspettata. Nei diversi tentativi di rincuorare Enrica, trovai l’ispirazione di parlarle di adozione. Dopo qualche mese di dialogo e confronto, anche con le nostre rispettive famiglie, in particolare con le nostre mamme, furono vinte le ultime titubanze e decidemmo di incontrare Ai.Bi. Amici dei Bambini.

Un’impaziente attesa

Il cammino verso l’adozione iniziò con le pratiche in Tribunale e gli incontri con l’assistente sociale che, a parte le lunghe attese, furono affrontati e superati senza particolari problemi. Anche l’attesa dell’abbinamento richiese parecchio tempo; non mi è chiaro ora stabilire se fossero trascorsi davvero tanti mesi oppure se fu la nostra impazienza come coppia e il pensiero del tempo perduto in precedenza a farci desiderare che tutto avvenisse più in fretta.

Finalmente l’incontro

Un primo abbinamento, quasi un’illusione, con un bimbo in Brasile svanì quasi subito; successivamente fummo, finalmente, chiamati per colui che sarebbe diventato il nostro bimbo. Iniziò così con profondo entusiasmo il nostro cammino con Matteo, un bambino nord africano di quattro anni. Ci parve subito che fosse dell’età giusta per noi due “vecchietti”. Ricordo il giorno del nostro primo incontro: ci lasciarono davanti all’orfanotrofio e senza quasi avere il tempo di realizzare dove fossimo ci trovammo di fronte a nostro figlio.

Un inizio discreto, poi entusiasmante

Inizialmente Matteo mi avvicinò in maniera discreta, apparentemente indifferente, dicendomi “baba”, qualcosa che assomigliava ad “Abba” che in aramaico significa “Padre”. Sarà stata forse una coincidenza, ma fu importante sentirmi subito chiamare “papà”. Uno dei momenti più belli fu il ritorno in Italia: la gioia di rientrare a casa con nostro figlio mentre Matteo correva lungo tutto l’aereo quasi vuoto fino alla cabina del pilota. È proprio vero quello che si dice ai percorsi di Ai.Bi. Amici dei Bambini: “quando scendiamo dall’aereo con in braccio i nostri figli colorati, è come portare una bandiera ed è lì che inizia l’avventura”.

Una prima difficoltà … poi tutto sembra svanire

Tuttavia, subito la nostra avventura, appena iniziata, ci riservò una prima prova da genitori: scoprire che nostro figlio aveva problemi di salute. Ricordo come fu vissuta con forte apprensione la febbre alta che Matteo affrontò a motivo di un’infezione renale. Il problema era serio al punto che dopo alcuni mesi Matteo dovette subire un intervento per l’asportazione di un rene. Superata questa prima prova, nessuno di noi si aspettava quella successiva: purtroppo, la nostra felicità che era davvero grande nonostante le prime fatiche, è durata relativamente poco tempo ed è svanita con la morte di mia moglie Enrica. Matteo perse la mamma per la seconda volta. Per me e Matteo iniziò in quel momento un periodo inedito, davvero difficile.

(fine prima parte – continua)

Alberto
(Alberto è socio fondatore della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Milano, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)

(L’immagine proposta a corredo del testo è stata generata con l’intelligenza artificiale)

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