Il settimanale “Maria con te” ha intervistato il presidente della comunità La Pietra Scartata Marco Griffini. Un’occasione per contemplare lo sguardo di Maria sul mistero dell’abbandono.
È firmato da Antonio Tarallo l’articolo che sulle pagine dell’ultimo numero del periodico “Maria con te” riporta l’intervista rilasciata da Marco Griffini, presidente della comunità La Pietra Scartata, dedicata all’importanza della figura di Maria nelle esperienze di accoglienza adottiva e affidataria.
L’occasione è offerta dalla contemplazione di un’icona dedicata a Maria scritta nel 2009 dal laboratorio di iconografia del monastero benedettino “Mater Ecclesiae” (Isola di San Giulio, sul Lago d’Orta) al termine di un percorso di contemplazione, preghiera, ricerca e condivisione intrapreso con le famiglie della comunità La Pietra Scartata.
Dall’idea dell’icona …
Griffini ricorda come sia nata l’idea di scrivere un’icona: «prima di tutto dalla stessa spiritualità della nostra associazione di fedeli, La Pietra Scartata. Abbiamo sempre avuto bene in mente l’importanza della Madonna per la nostra missione: uno dei punti forti della nostra spiritualità è la grazia della “fecondità feconda”, dono particolare che il Padre concede a ogni coppia, specialmente a quelle sterili e lo si deduce proprio dalla contemplazione del mistero della nascita di Maria, da Anna e Gioacchino, avanti negli anni, che si sentivano “puniti” per non aver potuto avere figli. Quindi, quest’icona è un simbolo di riferimento per la nostra preghiera comunitaria».
… alla sua importanza per l’accoglienza famigliare
Oltre a richiamare quanto Maria sia importante per le famiglie accoglienti – «con Lei possiamo apprendere la legge della vita nuova, della tenerezza che si fa dono senza esitazioni. Così avviene in chi adotta, o prende in affido, dei piccoli» – Griffini illustra la composizione dell’icona in cui Maria è raffigurata al centro, col Figlio in un medaglione, mentre i quattro riquadri ai lati illustrano i momenti decisivi del suo totale “Eccomi”: l’Annunciazione, il canto del magnificat nella Visitazione, le nozze di Cana e, infine, la sua nuova maternità ai piedi della croce.
Come per suggerire un possibile cammino contemplativo interiore, Griffini illustra le quattro piccole icone che affiancano quella principale.
Una grazia particolare
«Partiamo dal primo riquadro posto all’angolo sinistro dell’icona. È l’annunciazione: la chiamata di Dio, la vocazione, esige una risposta che solitamente sconvolge l’esistenza, urta spesso contro ostacoli umanamente insuperabili e mette le persone “chiamate” in situazione di spaventosa vertigine a contatto con il divino. Ma Dio non ci lascia mai soli: a chi è chiamato, così come succede alla Vergine, viene donata immediatamente (e prima della nostra risposta) una particolare grazia che ci trasforma. Così come avviene per le nostre coppie»
L’incontro
«Poi, nell’angolo in alto a destra, l’incontro con Elisabetta: è l’esultanza per la maternità di grazia. Qui entriamo nella profondità del mistero della salvezza: come può nascere una grazia dalla verginità? E ancora di più, come può nascere vita dalla sterilità? Qui verginità (Maria) e sterilità (Elisabetta) si incontrano e alla luce della promessa esultano all’unisono: solo se la verginità e la sterilità vengono accolte nella. fede – “Avvenga. per me secondo la tua parola” così dice la Vergine nel Vangelo di Luca (1,38) – come un dono, vengono trasformate dalla grazia: sono benedette nella loro fecondità. Il messaggio è forte. Niente è impossibile a Dio: la fecondità verginale di Maria e la fecondità di una donna sterile si aprono a una sconcertante e sorprendente maternità».
Le nozze del segno
«Nel riquadro in basso a destra, un richiamo alle parole di Maria ai domestici, indicando il Figlio: “Qualsiasi cosa vi dica fatela”, come riferisce il Vangelo di Giovanni (Gv 2,5). Sono le ultime parole della Madonna nei Vangeli, il suo testamento, se vogliamo. Qui ora siamo in un contesto che potremmo definire “quotidiano”, un banchetto di nozze, di gioia familiare, di serenità. Gesù, dopo essere stato sollecitato proprio da sua Madre, associa Maria alla propria missione di salvezza. Quell’appellativo “Donna”, con cui si rivolge a Lei, significa per Maria una nuova chiamata per una nuova missione: non essere solo la Madre del Salvatore, ma partecipare, attivamente, alla missione del Figlio, la missione per la quale è stato da Lei concepito e generato. Ecco l’alleanza: anche quando la speranza. sembra non avere più significato (“non hanno più vino”), agite sempre con un atteggiamento di alleanza, di totale sottomissione alla volontà di Dio; lasciamo decidere a Lui e noi faremo quanto ci dirà di fare! Tutto ciò incarna perfettamente la nostra spiritualità. Nel fare la sua volontà, si viene associati alla sua missione di salvezza. Maria, spogliandosi della sua “esclusiva” maternità quale Madre del Figlio, diventa la “Donna” ponendo una “nuova” maternità al servizio della missione del Figlio: si apre la possibilità di una nuova alleanza tra Gesù e gli uomini».
Ai piedi della croce
«Nell’ultimo riquadro troviamo Maria straziata nel cuore. Ma in questo momento, ecco sorgere una nuova maternità: “Donna, ecco tuo figlio”, e in lui tutti i figli che la fede susciterà e che avranno bisogno di una Madre per crescere e apprendere da Lei, con Lei, la legge della vita, della vita nuova; è l’amore che si fa dono senza riserve. Così avviene nelle adozioni, negli affidi: un amore senza riserve che si fa dono! E a insegnarci tutto questo non poteva che essere Lei, Maria, Madre di tutti noi!».
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