Esiste un’antica tradizione che vuole si invochi la grazia di sant’Antonio quando si cerca un oggetto smarrito. Ma, nel tempo, si è creata qualche confusione se l’Antonio cui rivolgersi sia il santo di Padova o l’abate. Ecco la risposta
La tradizione popolare vuole che, quando si cerca qualcosa che si è parso, si invochi sant’Antonio. Fin qui sono tutti d’accordo. Il dubbio arriva in un secondo momento: qual è il santo “giusto”? Sant’Antonio di Padova, come vogliono i più, o sant’Antonio Abate, come pensano non pochi fedeli in Lombardia e nelle regioni vicine?
Il libro di preghiere di sant’Antonio di Padova
La rispostacontrariamente a quanto avviene con altre questioni agiografiche più incerte e dibattute, in questo caso è piuttosto certa: quello “giusto” è il santo di Padova!
Il perché è spiegato da un episodio specifico della sua vita.
Siamo nei primi decenni del 1200 e Antonio è solito usare un libro di preghiere che lui stesso ha copiato da un altro testo e arricchito con miniature dettagliate. Un oggetto che per quell’epoca aveva un gran valore, non solo affettivo. Un giorno, però, Antonio perde il libro e, pur avendolo cercato dappertutto, non lo trova. Durante la preghiera, quindi, chiede la grazia di poterlo riavere, in qualche modo. Pochi giorni dopo alle porte del convento bussa il giovane che effettivamente gli aveva sottratto il libro e che, preso dai rimorsi, lo riporta domandando perdono. Antonio perdona immediatamente il ragazzo che, commosso da tale slancio, chiede di poter entrare in noviziato.
La preghiera a sant’Antonio
Con ogni probabilità, questo episodio ispirò la preghiera scritta nel 1233 da frate Giuliano da Spira per essere recitata al termine della liturgia delle ore nel giorno della festa di Sant’Antonio.
Riportiamo la traduzione che si trova sul sito santantonio.org
Se cerchi i miracoli,
ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio;
ecco gli ammalati divenir sani.
Il mare si calma, le catene si spezzano;
i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute.
S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità:
lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.
Tradizione vuole che la preghiera vada ripetuta 13 volte (in omaggio al giorno in cui si festeggia il santo: il 13 giugno) per ottenere la grazia e ritrovare ciò che si è perso.
Sant’Antonio Abate
Ma, allora, come è nato il dubbio su quale Antonio invocare? Semplice omonimia? In parte sì, ma fomentata da un proverbio popolare molto ripetuto nelle campagne della Lombardia: “Sant’Antonio dalla barba bianca, fammi trovare quel che mi manca”. Siccome nell’iconografia Antonio di Padova non è mai stato rappresentato con la barba, da qui, probabilmente, l’idea che il santo “giusto” potesse essere sant’Antonio abate. A maggior ragione se si pensa che fino a qualche decennio fa proprio questo era uno dei santi più invocati perché protettore di tutti gli animali e, quindi, anche di quelli, essenziali, che vivevano nelle fattorie.
Da qui a “estendere” il suo potere di intercessione anche per gli oggetti smarriti, il passo è non dev’essere stato molto complicato.
[fonte https://it.aleteia.org/]
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