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Teologia spirituale ed esperienza adottiva. Le caratteristiche che qualificano una vita come “spirituale” (3)

Come vivere un’autentica spiritualità cristiana: i pilastri della fede, dalla Parola e dai sacramenti alla carità vissuta nella Chiesa e nel mondo

Nuovo capitolo del contributo che Antonella Fraccaro ha realizzato per il fascicolo n. 2 della rivista “Lemà sabactàni?”: La qualità spirituale dell’esperienza adottiva
Questo approfondimento, come ha spiegato nell’introduzione Gianmario Fogliazza, responsabile del centro studi “La Pietra scartata”, illustra come la qualificazione cristiana dell’accoglienza adottiva richieda il confronto con le condizioni principali di un’esperienza vissuta secondo lo stile di Gesù Cristo.
Il contributo di Antonella Fraccaro verrà pubblicato in quindici tappe. Quella che segue è la tappa numero tre.
QUI si può leggere l’introduzione
QUI si può leggere la tappa n.1
QUI si può leggere la tappa n.2

La vita cristiana

Parliamo di “sintesi-tipo” della vita cristiana perché nelle diverse esperienze spirituali sono individuabili delle caratteristiche costanti, distinte da quelle variabili, riferite alle concrete e specifiche situazioni. Attraverso le caratteristiche costanti possiamo dire di una persona o di una situazione: «questo è autentico», «questo è cristiano» (Cfr G. Moioli, L’esperienza spirituale, Milano 1994, p. 107). Per esempio, è caratteristica costante il fatto che l’uomo spirituale non può essere se non «memoria di Cristo», mentre la variabile a questa caratteristica è che tale memoria è “personalizzata”, cioè legata alla persona, riferita ad un tempo storico, ad una cultura. Giovanni Moioli chiama le caratteristiche costanti “nodi dinamici”, elementi imprescindibili per indicare l’esperienza spirituale come cristiana.

L’uomo incontra l’“Assoluto concreto”

Il primo nodo dinamico mette in luce che in Gesù Cristo l’uomo incontra l’“Assoluto concreto”, la “Rivelazione concreta”, perché Egli si configura, poco a poco, come il senso della sua esistenza. In Gesù l’uomo spirituale conosce la sapienza, impara a discernere ciò che è vero e falso e a leggere la storia come storia di Dio e dell’uomo (Cfr. G. Moioli, La ‘figura’ del cristiano nella storia, in Il cristiano di ieri, il cristiano di oggi, il Cristo di sempre, Milano 1980, pp. 70-71). Impara, inoltre, a rapportarsi, a giudicare, ad agire. Il riferimento decisivo a Gesù Cristo è però possibile se l’uomo vive questo impegno in modo fedele e se non prescinde da due riferimenti importanti: la Parola biblica e la celebrazione dei sacramenti che ha il suo vertice nell’Eucaristia. La Parola di Dio “dice” Gesù in modo normativo e definitivo, come può dirlo una parola scritta, rivelata. La celebrazione dei sacramenti ha nell’Eucaristia il suo culmine e la singolare possibilità di vivere la comunione con Cristo nella memoria della Pasqua.

Il senso di essere uomini peccatori

L’altro nodo dinamico individuato da Moioli è il senso di essere uomini peccatori. Gesù è stato crocifisso per i nostri peccati e per la nostra giustificazione. Questa realtà fa sì che il cristiano si riferisca non solo a Gesù Salvatore, ma a colui che libera dal male vincolo della nostra libertà. L’uomo ha bisogno di «essere rifatto ad una profondità che solo il Salvatore conosce», liberato dai peccati che si manifestano nella nostra esistenza spesso in forma sottile e subdola. Il cristiano consapevole delle sue fragilità impara a conoscere Gesù come suo Salvatore, chiede perdono dei peccati e si affida alla misericordia del Padre.

Vivere il riferimento a Cristo dentro a una storia

Un terzo nodo dinamico è la consapevolezza dell’uomo di vivere il riferimento a Cristo dentro ad una storia. Egli non esce dalla scena del mondo, ma resta legato al preciso momento storico come «“contemporaneo” ad un avvenimento, che è passato, eppure, ai suoi occhi, è “l’ultimo” avvenimento della storia». Gesù è l’avvenimento “ultimo” perché è capace di riferirsi a tutta la storia ed è capace di interpretarla e di salvarla. In Gesù, allora, l’uomo spirituale ritrova la verità della storia, pur sapendo che la verità ultima non sta nella vita terrena; per questo vive le sue giornate in attesa del compimento definitivo della verità, collaborando alla diffusione del Regno di Dio.

La partecipazione alla vita della Chiesa

L’ultimo nodo dinamico che vogliamo mettere in rilievo è la partecipazione del cristiano alla vita della Chiesa (Cfr. G. Moioli, L’esperienza spirituale, op. cit., p. 120). Egli impara a riferirsi a Gesù non in modo individualistico, ma in una comunità concreta, che è la Chiesa, luogo di fraternità tra credenti e costituita secondo una struttura apostolica. La comunione del cristiano con gli apostoli è la condizione «del rapporto con la Trinità» e lo è quando egli accetta, magari in modo paradossale, che la Chiesa è il tempio di Dio, la sua presenza viva, anche quando essa non manifesta la luce di Cristo in tutto il suo splendore. L’uomo spirituale accetta la Chiesa così com’è anche quando ne vorrebbe una migliore e lo fa «non sfuggendo ma assumendo il valore e la fatica dell’esperienza ecclesiale concreta» (Cfr G. Moioli, La ‘figura’ del cristiano nella storia, op. cit., p. 76). La comunione con Gesù e con i fratelli è, dunque, possibile per il cristiano quando egli diffonde, con la Chiesa e nel mondo, la carità di Cristo a servizio soprattutto degli ultimi e dei poveri.

(3 segue)

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