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Angelus dell’Epifania: Papa Francesco e il quarto re magio

Durante l’Angelus del 6 gennaio, il Santo Padre ha ricordato la storia del quarto re magio, che non giunse mai alla capanna con Gesù Bambino, ma scoprì, alla fine del lungo viaggio, di aver avuto sempre il Signore accanto a lui

Durante l’Angelus dell’Epifania, Papa Francesco ha ricordato la storia del quarto re magio. Una storia che – come ha ricordato il Santo Padre: “Non è storica, ma è una bella storia”. Il Papa non è sceso nei dettagli, limitandosi a raccontare come questo “quarto re” arrivò tardi a Gerusalemme, addirittura nel momento in cui Gesù veniva crocifisso, perché si era “fermato per la strada ad aiutare tutti i bisognosi dando loro i preziosi doni che aveva portato per Gesù”. Arrivato ormai da anziano di fronte alla Croce, il re magio, senza più nulla in mano, si sarebbe sentito dire ad Gesù: “In verità ti dico, tutto quello che hai fatto per l’ultimo dei fratelli, lo hai fatto per me”.

La leggenda del quarto re magio

Non essendo un episodio storico, di questa storia esistono diverse varianti che modificano il finale, o i dettagli; tutte, però, si basano sulla stessa dinamica: quella di un saggio partito per recarsi da Gesù appena nato e attardatosi per condividere i suoi doni con tutte le persone incontrate lungo la strada. In una delle versioni più raccontate, il quarto re magio, come i suoi “colleghi” arrivati a destinazione, avrebbe dovuto portare un dono ben preciso, non oro, incesso o mirra, ma perle.
La sua volontà era quella di portare al Salvatore tante perle diverse, per forma e dimensioni, e proprio per cercarle iniziò ad attardarsi lungo il tragitto. Questo suo peregrinare lo portò a incontrare tante persone bisognose, alle quali iniziò a regalare, una dopo l’altra, tutte le perle che aveva con sé. A questo punto, rispetto alla versione ricordata da Papa Francesco, il Magio avrebbe fatto ritorno a casa, invecchiato e povero. In un primo momento i compaesani non lo riconobbero, poi, quando capirono chi era, lo rimproverarono per essersi attardato e non essere riuscito a incontrare Gesù. Lui, allora, per giustificarsi prese dalla sua sacca un dipinto creato nel corso degli anni con i dettagli di tutte le persone incontrate. Come riporta Il Giornale, in un articolo di Giulio Dellavite che racconta la storia, i dettagli del dipinto sono formati dalla “gioia di un innamorato, l’innocenza di un bambino, la sofferenza di un malato, la paura di un maltrattato, la tenerezza di una madre, la costanza di un padre, la complicità di un fratello, la forza di un operaio, il genio di un artista, la logica di uno studioso, la speranza di un giovane, l’allegria di un giullare, la misericordia di un monaco, il coraggio di un imprenditore, lo sgomento di un fallito, le lacrime di un deluso…”.
La cosa che stupisce tutti, però, è che il risultato del dipinto è un’immagine straordinariamente somigliante al volto di Gesù. Quel Gesù che il re magio non è mai arrivato a raggiungere ma che gli è sempre stato accanto attraverso tutte le persone incontrate lungo la strada. Perché, come ha concluso Papa Francesco all’Angelus: “Il Signore sa tutto quello che noi abbiamo fatto per gli altri”.

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