Più l’esperienza spirituale è resa autentica e fedelmente vissuta, più l’uomo percepisce la sua rassomiglianza a Cristo. La disponibilità alla conversione è il presupposto perché l’uomo rimanga riferito a Lui
Prosegue la pubblicazione del contributo che Antonella Fraccaro ha originariamente scritto per il fascicolo n. 2 della rivista “Lemà sabactàni?”: La qualità spirituale dell’esperienza adottiva
Come già accennato nell’introduzione firmata dal responsabile del centro studi “La Pietra scartata” Gianmario Fogliazza, si tratta di un articolo che illustra come la qualificazione cristiana dell’accoglienza adottiva richieda il confronto con le condizioni principali di un’esperienza vissuta secondo lo stile di Gesù Cristo. Uno stile secondo il quale la condizione di abbandono di un bambino non può essere una situazione definitiva, perché ogni suo atto è un’espressione d’amore. Anche la temporanea condizione di abbandono, dunque, può essere opportunamente vissuta nella prospettiva di amore del Padre, partecipando alle sofferenze del Figlio donato e abbandonato per amore.
Il contributo di Antonella Fraccaro verrà pubblicato in quindici tappe. Quella che segue è la tappa numero due.
QUI si può leggere l’introduzione
QUI si può leggere la tappa n.1
Il cristiano è una figura di uomo spirituale che vive in una specifica vicenda storica
Per considerare la qualità spirituale dell’esperienza adottiva risulta necessario rispondere ad una duplice domanda: chi è l’uomo spirituale? Quali sono gli elementi che caratterizzano un’esperienza come spirituale? Occorre, dunque, richiamare le coordinate principali che permettono di delineare un’esperienza come spirituale nel senso cristiano del termine.
Il cristiano è una figura di uomo spirituale che vive in una specifica vicenda storica e proprio in questa vicenda «prende i suoi contorni dalla fede in Gesù Cristo» (Cfr G. Moioli, La ‘figura’ del cristiano nella storia, in Il cristiano di ieri, il cristiano di oggi, il Cristo di sempre, Milano 1980, p. 67). Quando incontriamo un cristiano incontriamo esattamente l’umano che vive la concretezza della realtà, non in una condizione astratta, ma nella fede in Cristo Gesù. La realtà del cristiano è determinata, ha una propria identità; essa si caratterizza nel riferimento alla Parola e ai sacramenti vissuti nella Chiesa. In particolare, la Parola di Dio “descrive” il cristiano, offre criteri di discernimento e dice come deve essere vissuta la sua vita quotidiana.
Il cristiano crede in Gesù di Nazareth, nel quale si è compiuta in modo definitivo l’Alleanza tra Dio e la storia degli uomini. Come battezzato, accoglie la forma di vita che il vangelo e la Tradizione ecclesiale gli offrono, aderendo a queste verità attraverso un cammino paziente, lento, vissuto nella fiducia, nell’obbedienza facendo propri i motivi di vita che il Figlio ha imparato riferendosi al Padre. L’uomo spirituale diventa sempre più cristiano affidandosi allo Spirito che gli “sottomette il cuore” mentre prende dimora nella sua esistenza.
Il cristiano, pertanto, è l’uomo “nuovo”, distinto dall’uomo “antico”. Adamo è l’uomo antico e peccatore che rifiuta Dio scegliendo da sé il suo progetto di vita. L’uomo “nuovo” si affida a Gesù Cristo, novità di vita, e ne assume i contorni. Ogni cristiano che si impegna a vivere secondo lo Spirito si trova dentro ad una dinamica di ciò che è antico e nuovo, realtà che costituiscono «la dialettica fondamentale dell’esistenza spirituale» (Cfr G. Moioli, L’esperienza spirituale, Milano 1994, pp. 17-18).
“Nuovo” è l’uomo che impara ogni giorno a passare dalla vita di Adamo alla vita di Cristo, grazie al dono dello Spirito che lo persuade a volgere le sue scelte in questa direzione. Paolo ricorda che se uno è in Cristo, è una creatura nuova (2Cor 5,17) e poiché Gesù Cristo è il primo e il solo uomo nuovo (Ef 2,15), chi si conforma a Lui può diventare “uomo nuovo” (cfr. Col 3,9-10).
Più l’esperienza spirituale è resa autentica e fedelmente vissuta, più l’uomo percepisce la sua rassomiglianza a Cristo. La disponibilità alla conversione è il presupposto perché l’uomo rimanga riferito a Lui; è un’esperienza vissuta nella libertà, consapevolmente decisa, che rende la persona sempre più “nuova”, a immagine di Cristo.
L’uomo spirituale si distingue dall’uomo carnale, che ha come parametro «quel modo di comportarsi o di giudicare che è secondo la carne». Ma i desideri della carne portano alla morte (Rm 8,6) e sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero (Rm 8,7). Gli uomini carnali, infatti, “non possono piacere a Dio” (Rm 8,8). L’uomo spirituale, invece, è «costituito e ‘agito’ dal dono dello Spirito di Cristo» (Cfr G. Moioli, Guida allo studio teologico della Spiritualità cristiana, Pro manuscripto, Milano 1983, p. 91) e vive delle cose dello Spirito (Rm 8,5). Egli ha desideri che portano alla vita e alla pace (Rm 8,6) e il cui frutto è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sè (Gal 5,22).
L’uomo spirituale, allora, vive nella sua totalità secondo lo Spirito di Gesù Cristo in modo personale ed ecclesiale. Egli è, in comunione con la Chiesa e nel mondo, “prolungamento” di Gesù, “memoria” sua, un suo continuo “richiamo” (Cfr. G. Moioli, L’esperienza spirituale, op. cit., p. 14).
Il cristiano che riceve la forma di Gesù non diventa un altro Gesù, ma personalizza “l’oggettivo” che è Gesù stesso nella continua fedeltà a Lui, rimanendo inserito nello spazio e nel tempo della propria esistenza. Da Gesù l’uomo impara a vivere la sapienza, la speranza, la carità. La personalizzazione di Gesù Cristo, l’accoglienza della sua Parola, non avvengono in ogni persona allo stesso modo, ma variano a seconda della situazione, della capacità dinamica della persona stessa e hanno intensità diversa.
Tuttavia, ogni uomo spirituale è riferito al medesimo “oggetto”: Gesù di Nazareth, morto e risorto. Egli, dunque, può essere motivo di molteplici esperienze, può parlare con «tonalità diverse per le diverse persone credenti» e queste forme di personalizzazione dell’oggettivo cristiano manifestano «prospettive sintetiche di lettura dell’intera esistenza o dell’intera figura del cristiano». Esse sono da considerarsi come delle “sintesi-tipo” per conoscere e comprendere la vita cristiana nel suo insieme e diventano emblematiche e punti di riferimento per altri.
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