La giornata di martedì 27 agosto del 31° Incontro nazionale di Ai.Bi. e La Pietra Scartata è incentrata sul seminario: “Chiamato per nome, un figlio ci chiama”. Al centro della riflessione un ulteriore, decisivo, passo della teologia dell’adozione: tu sei sempre stato figlio, pensato e voluto da Dio
Compiuto idealmente il “giro di boa”, il 31° Incontro nazionale di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS e La Pietra Scartata “Chiamato per nome, un figlio ci chiama”, propone per la giornata di martedì 27 agosto uno dei momenti più importanti dell’intero incontro: il seminario che dà il nome stesso all’intero evento: “Chiamato per nome, un figlio ci chiama. La sfida dell’identità nell’accoglienza famigliare tra promessa, abbandono, fallimenti e compimento”.
L’incessante percorso di riflessione e ricerca
Dopo le lodi mattutine che, come sempre, segnano l’inizio della giornata, il seminario si apre con l’introduzione del prof. Gianmario Fogliazza, che sottolinea come l’edizione di quest’anno si ponga in stretta continuità con le riflessioni svolte negli anni precedenti. Dopo aver posto attenzione al tema della “ricerca delle origini” e a quello del “perdono”, il percorso suggerisce una terza e ulteriore prospettiva per accostare nuovamente e meglio decifrare le incognite e le domande insinuate da crisi relazionali, esistenziali o fallimenti autentici e presunti.
Centrale diventa l’identità e il suo riconoscimento, nella consapevolezza che spesso il percepito dei vari “fallimenti”, anche nelle diverse esperienze di accoglienza adottiva o affidataria, è spesso ingannevole, non affrontando i problemi con le prospettive idonee per una loro autentica comprensione e risoluzione.
Sono sempre stato figlio!
Il programma prosegue, poi, con la relazione del Presidente di Ai.Bi. Marco Griffini: “Sono sempre stato un figlio”. È qui che la riflessione più prettamente teologica sull’adozione fa un decisivo passo in avanti, mostrando come “l’essere figlio” sia una condizione originaria di ciascun uomo e donna. Una condizione inserita nel piano perfetto della Creazione da parte di Dio e che, quindi, per definizione, non può essere negata nemmeno dall’abbandono. Se, dunque, chi si ferma al “primo grido” di Gesù sulla Croce rimane come incatenato al passato, chi compie il passo ulteriore, riconoscendosi figlio, come Gesù, “nonostante l’abbandono”, potrà scoprire, vivendolo, di essere sempre stato un figlio.
Certo – precisa Griffini – la “ferita dell’abbandono ancora sanguina” nel bambino abbandonato, ma viene illuminata dalla nuova luce che rivela i contorno dell’intero progetto di salvezza portato a compimento dal perdono del figlio – vero protagonista. L’adozione non fa rinascere figli, dunque, ma svela una fondamentale verità: tu sei sempre stato figlio, pensato e voluto da Dio; l’abbandono ha annebbiato e “sospeso” quella che è forse l’unica relazione del vero amore: la relazione filiale, ora “riannodata”, in maniera indissolubile dall’adozione.
A seguire, chiudono il seminario gli interventi del prof. Trione “Accogliere, accompagnare e custodire un’identità filiale” e quello di S.E. Mons. Emidio Cipollone, “Ester e i capovolgimenti della storia: da un’identità nascosta, poi svelata, la via per la salvezza”.
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