Proprio sul confine della disperazione si affaccia la speranza, proprio dentro il nostro essere mortali irrompe la resurrezione di Cristo e il dono della vita nuova, eterna, per noi!
Domenica 31 marzo, Pasqua. Resurrezione del Signore. Don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il vangelo secondo Marco

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,1-7)
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare ad ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».
Il commento di don Massimiliano
Il vangelo della Veglia pasquale ci porta sulla soglia di un sepolcro. Le donne vanno a onorare un morto, per cospargerne il cadavere di oli aromatici. Possiamo quasi annusare il tentativo, affettuoso ma disperato, di coprire in qualche modo l’odore mortifero che segna invincibilmente i nostri lutti. Dentro quella tomba ci sono idealmente tutte le nostre sconfitte, i fallimenti, le separazioni, le paure suscitate dall’ineluttabile ombra lunga della morte.
Quante situazioni sperimentiamo, personalmente o in famiglia o nelle varie relazioni, nelle quali non ci sembra più essere soluzione.
Quante volte “abbiamo messo una pietra sopra” a ciò che ci appare irrimediabile, provando a dimenticare il morso della nostra impotenza.
Ebbene, proprio sul confine della disperazione si affaccia la speranza, proprio dentro il nostro essere mortali irrompe la resurrezione di Cristo e il dono della vita nuova, eterna, per noi!
In questa Pasqua anche noi, come le tre donne, alziamo lo sguardo, lasciamo che i sacri Riti ci distolgano dalla nostra lamentela ripiegata su noi stessi e confermiamo la nostra fede: la pietra di tutte le nostre chiusure è già stata rimossa.
Ricordiamolo! Mettiamo di nuovo nel cuore questa notizia che segna tutto il nostro essere e il nostro agire. Cerchiamo davvero Gesù Nazareno, il Crocifisso Risorto e andiamogli incontro: “corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio” (Eb. 12,1-2).
L’appuntamento che Egli ci ha fissato è anche per noi “in Galilea”, cioè nei luoghi e nelle circostanze della vita ordinaria, dove si svolgono i tempi e i modi del nostro lavoro, dei nostri affetti, della normalità delle nostre vicende personali, famigliari e comunitarie.
Vedere il Signore tra noi ed essere accompagnati dalla Sua parola è la nostra forza e la nostra gioia, vera Pasqua di tutti i giorni.
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