L’affermazione di una parlamentare di FDI che la maternità debba tornare a essere cool ha generato un interessante dibattito. Ma, forse, a non essere più raccontato come “di tendenza” è il pensare a un futuro a lungo termine di amore e di costruzione di una famiglia
Che in Italia si facciano sempre meno figli è un triste (e preoccupante) dato di fatto ormai assodato. Per fortuna è anche un fatto che non passa inosservato e sui cui si discute da tempo, anche se finora spiragli per invertire la tendenza non se ne sono visti. Uno degli interventi più recenti sul tema, che ha suscitato un dibattito piuttosto acceso e interessante, è stato quello della deputata di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni che ha auspicato che la maternità torni a essere “cool”. Qualcosa, dunque, che “faccia tendenza”, che sia desiderabile e, per questo, che torni a essere nei “sogni” di tutte le ragazze.
Avvenire ha approfittato di questo spunto per approfondire la questione, sottolineando come, forse, non sia poi così vero che la maternità non è cool, solo che “lo è “in modo diverso”. Non è più una “moda” chi tutte aspirano, ma è piuttosto un “prodotto ‘alto di gamma’, un lusso ambìto, anche se non da tutte…”
Una tesi, questa, che può trovare qualche conferma nella ricerca recentemente svolta tra i giovani europei che ha mostrato come sia ancora molto alta la percentuale di chi desidera avere un figlio, ma non si sente pronto, tutelato e incoraggiato dalla società e il mondo che ci circonda.
Cercasi padri disperatamente
Avvenire, qui, aggiunge un tassello alla discussione: per come è posto, il tema della maternità cool pecca ancora di un presupposto da superare: quello di parlare di figli quasi unicamente dal punto di vista della donna. Perché la verità e che se su quanto sia cool la maternità si può discutere, non ci sono molti dubbi nel dire che l’essere padri non lo sia affatto, almeno nello scenario generale. “La carenza di padri . scrive il quotidiano della CEI – di giovani che imparano a esserlo perché nella vita incontrano testimoni autorevoli di questo ruolo, o che desiderano essere genitori, compagni affidabili, mariti fedeli, è un aspetto poco esplorato nella crisi delle nascite”.
E se dall’essere padri si passa anche all’essere mariti e compagni, ecco che allora il discorso si può allargare alla coppia e alla famiglia: “Non è la maternità a non essere cool… ma la prospettiva di una relazione generativa tra due persone che si vogliono bene, e che per questo sono disposte entrambe a compiere delle rinunce per la felicità dell’altro e a dare vita insieme a qualcosa di molto più grande”.
Il fatto di parlare sempre, anche giustamente, delle difficoltà che comporta avere figli, del fatto che economicamente è un impegno sempre più difficile da sostenere, che sono necessarie delle rinunce personali… ha finito per oscurare totalmente l’altra parte del discorso: ovvero quanto ci sia di bello e di grande nel diventare padri e madri. “È importante che una società riesca a rimuovere tutti gli ostacoli che oggi si frappongono tra il desiderio di dare vita a una famiglia e la possibilità di realizzarlo – prosegue Avvenire – ma perché questo avvenga è necessario avere ancora qualcuno che senta il bisogno di rivendicare questo diritto”.
Ecco perché non si può limitare il discorso al fatto che la maternità sia o meno cool, perché il ruolo decisivo in questo discorso lo deve giocare la prospettiva di coppia; il pensiero che per quanto possa essere complicato scommettere su un futuro a lungo termine, insieme, è proprio questa la sfida da giocarsi. Perché “in un’epoca in cui tanti sono alla ricerca di grandi sfide o di imprese epocali per riempire il tempo libero di viaggi, vie, scalate e lunghi cammini alla ricerca della felicità… basterebbe provare a dire che c’è anche una strada molto bella, antica, poco pubblicizzata, ma che vale ancora la pena di essere affrontata. La si potrebbe chiamare ‘Alta via dell’amore’. Non ci sono guide, e questo la rende molto poco cool, ma proprio per questo ancora più affascinante”.
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