Lunedì 25 dicembre, messa nella notte del Natale del Signore. Don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il vangelo secondo Luca
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,1-14)
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
Il commento di don Massimiliano
“Oggi è nato per voi un Salvatore”. L’annuncio dell’angelo ai pastori risuona anche per noi. Il giorno di quella notizia è sempre “oggi”. L’annotazione temporale non è solamente quella di un fatto pure storicamente accaduto, raccontato e ogni anno ricordato. La nascita di quel Bambino ci viene proposta come l’ingresso attraverso cui possiamo accedere al tempo di Dio. E non abbiamo bisogno di lievitare prodigiosamente oltre la nostra dimensione terrena, perché è invece Lui a farsi nostro contemporaneo. Non dimentichiamo infatti che il Natale di Gesù è celebrazione di Colui che è vivo con noi ora e sempre, quel Salvatore è il Risorto!
La narrazione evangelica è tutta un contrappunto di elementi umani e divini che si intrecciano: il viaggio per il censimento, le ristrettezze delle condizioni del parto, i pastori e le greggi, insieme agli angeli, alla gloria del Signore, alla luce nella notte e all’inno celeste.
Noi siamo poco avvezzi a congiungere questi estremi nelle nostre giornate molto piene di faccende umane sulle quali tutt’al più invochiamo di tanto in tanto la provvidenza divina senza però lasciarle veramente spazio. Anche nelle tradizioni natalizie temo che il “divino”, se c’è, sia lasciato sostanzialmente a qualcuna delle decorazioni, a quelle, almeno, che sfuggono all’attuale tendenza dissacrante.
Ma non sarà un vago richiamo moralistico a dare fuoco a tutto il potenziale spirituale – il più vero – del Natale. Aguzziamo piuttosto la vista: il Cristo Signore non sembra affatto impedito dalla pochezza del suo manifestarsi, cioè dalla profonda, autentica e povera umanità nella quale si incarna. Un bambino continua anche oggi ad essere persona bisognosa di tutto, soprattutto di amore, tenerezza e di fiducia, ed è proprio ciò che Dio viene a cercare tra noi anche qui e adesso, anche nella nostra famiglia; le fasce che lo avvolgono rappresentano già simbolicamente quelle della sepoltura e stanno a dirci la nostra fragilità, dentro la quale e dalla quale il Signore viene a liberarci, condividendo fino all’ultimo respiro il nostro essere mortali; la mangiatoia è l’emblema di ciò di cui ci nutriamo, senza del quale non viviamo, e ci dice che il nostro Salvatore si è fatto nostro cibo per la vita eterna.
“Oggi”, Natale, è allora il momento della comunione: quella sacramentale innanzitutto, ma anche la quotidiana esperienza di Dio-con-noi. Sempre.
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