Domenica 17 dicembre (terza domenica di Avvento), Carla e Luca Guerrieri (omunità La Pietra Scartata, Diocesi di Roma, Regione Lazio) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,6-8.19-28)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,6-8.19-28)
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Il commento di Carla e Luca
In questo brano del Vangelo si evidenzia la figura di Giovanni il Battista, colui che prepara la via per il Messia. Giovanni non era la luce, ma venne come testimone per dare testimonianza della vera luce, che è Gesù Cristo. Infatti, egli afferma di non essere il Cristo ma piuttosto la voce che grida nel deserto, preparando la strada per Colui che verrà dopo di lui. La sua missione era quella di preparare la strada per il Messia, portando chiarezza e consapevolezza riguardo alla venuta del Figlio di Dio. Nel brano emerge la missione di Giovanni nel preparare il cuore delle persone per accogliere la luce e la salvezza che Gesù avrebbe portato. Ma allo stesso tempo è anche evidente quanto sia importante il ruolo specifico di ciascuno di noi nella storia della salvezza. E per questo Giovanni ci invita a farci trovare pronti ad accogliere il Signore.
Anche noi genitori adottivi ci siamo preparati a lungo prima di arrivare all’incontro con i nostri figli. E in questo percorso ognuno di noi ha incontrato un Giovanni che ci ha preparato la strada aiutandoci ad arrivare preparati e consapevoli e ci ha testimoniato la bellezza di restituire ai nostri figli il diritto di avere un papà e una mamma. Ti preghiamo allora per questi testimoni che ognuno di noi ha incontrato nel proprio cammino di genitori adottivi specialmente nel periodo di attesa che purtroppo è spesso piena di ostacoli almeno in apparenza insormontabili.
Ma il grido di Giovanni nel deserto ricorda un altro grido, quello del bambino abbandonato che nel deserto di un istituto urla la propria voglia di una mamma e di un papà, in apparenza senza essere ascoltato. Sta a noi dar voce a questo grido, e rappresentarlo a coloro che hanno in mano il destino di questi ragazzi, affinché “preparino la via del Signore” ovvero offrendo loro la possibilità di rinascere in una nuova famiglia.
Signore, ti preghiamo dunque perché i ragazzi negli istituti, smarriti e sofferenti per i dispiaceri legati all’abbandono, possano trovare presto una famiglia e consolazione nella Tua Parola.
Infine, Giovanni ci invita a comprendere i segni della venuta del Signore nella nostra vita quotidiana. Signore, Ti chiediamo di aiutarci a comprendere i segni della Tua venuta nelle diverse situazioni di difficoltà concreta nei percorsi adottivi e affidatari, specialmente in quelle in cui facciamo più fatica a trovare un senso.
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