Domenica 12 novembre (XXXII domenica del tempo ordinario), Cristina e Claudio Cafarelli (Gruppo famiglie Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Il commento di Cristina e Claudio
La Parola di oggi ci lascia un po’ di amaro in bocca: l’idea di poter essere noi quelli lasciati fuori non dà una bella prospettiva. Immedesimandoci nelle vergini stolte, ci siamo chiesti: quante volte le vergini sagge, prima che uscissimo, ci hanno ripetuto di prendere dell’olio in più? Perché non abbiamo voluto ascoltarle? Forse pensiamo di poter fare tutto in autonomia, di non avere bisogno di nessuno? … Forse sì.
E forse è quello che succede a tante persone, forse anche con qualche fragilità in più rispetto a noi, magari anche a dei genitori che a un certo punto si sentono soli, abbandonati… e finiscono anche loro per abbandonare i propri figli.
Allora proviamo a immedesimarci nelle vergini sagge.
Quante volte abbiamo rivolto il nostro sguardo verso chi ci sembrava meno saggio di noi, più in difficoltà? Quante volte abbiamo insistito affinché anche loro prendessero dell’olio in più? Quante volte glielo abbiamo offerto? Quante volte abbiamo comunque preso con noi dell’olio in più, pensando di poterlo regalare a chi ne avesse potuto avere bisogno? Quante volte abbiamo rinunciato di andare noi alla festa affinché ci andasse qualcun altro?
Noi abbiamo ricevuto il dono di essere genitori affidatari e biologici, incontriamo quotidianamente altri genitori felici di rinunciare a una propria festa per amore dei figli, per portarli alle feste dei loro amici. Saremmo disposti a farlo anche per amore dei nostri fratelli?
Perché qui il punto è: cosa sarebbe successo se avessimo preso su di noi la sorte delle vergini stolte?
È vero che ciascuno è chiamato a essere responsabile per le proprie azioni. È anche vero che noi Cristiani siamo chiamati ad amare sopra ogni misura e ad avere anche l’occhio attento alle esigenze degli altri. Forse in tanti casi, se ci preoccupassimo davvero degli altri e ci occupassimo di loro “per tempo”, ci sarebbe meno bisogno di affidi e adozioni, ci sarebbe sicuramente qualche bambino abbandonato in meno.
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