Da anni viene portata avanti in tutta Italia la sepoltura dei bambini “mai nati”. Un atto di civiltà del tutto legale e che non lede in alcun modo di diritti e la dignità delle madri e delle donne
Il 2 novembre è la giornata dedicata alla commemorazione di tutti i fedeli defunti, durante la quale, come recita la liturgia, si rivolge al Padre la preghiera “perché cresca la nostra fede nel Figlio tuo risorto dai morti e si rafforzi la speranza che i tuoi fedeli risorgeranno a vita nuova”.
In questa ricorrenza, un pensiero va anche ai bambini mai nati, verso i quali garantire la sepoltura rimane un atto di civiltà. Anche se oggi, purtroppo, in nel nome di una strumentale e non meglio identificata “difesa dei diritti”, questo argomento fa scattare l’isterismo mainstream.
Come è successo nel novembre scorso a Busto Arsizio, quando i volontari dell’associazione “Difendere la vita con Maria” si erano dati appuntamento per celebrare i funerali dei resti biologici degli aborti, embrioni o feti. Un’iniziativa assolutamente legale, che ha portato l’Associazione – che agisce in tutta Italia – a dare, negli ultimi vent’anni, la sepoltura a 750-800 mila bambini “mai nati”.
La sepoltura rimane per tutti un atto di civiltà
In un’intervista concessa a L’Espresso, don Maurizio Gagliardini ha spiegato che “Superate le 24 ore in cui le persone coinvolte nel concepimento hanno il diritto di decidere come gestire i resti dell’aborto, subentriamo noi: abbiamo la possibilità di portare un congelatore negli obitori dove sono conservati i resti fino al giorno della sepoltura che avviene, se le famiglie non segnalano diversamente, con il rito cattolico”.
Anche Massimo Gandolfini, presidente del Family Day, si è chiaramente espresso sulla questione, sottolineando come la sepoltura dei bambini abortiti sia un atto di civiltà che non lede in alcun modo la dignità della madre, a cui, naturalmente, non viene fatto alcun riferimento nel momento della sepoltura. “Nessuna civiltà fino a oggi – si legge sul sito del Family Day – ha mai negato il riconoscimento della dignità di un bambino non nato”.
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