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Coppie sante. I coniugi Bernardini: quando la quotidianità diventa santità (7)

Nessun gesto straordinario, una vita che può sembrare la più semplice possibile. Eppure, Sergio e Domenica Bernardini, nella loro infinita serie di piccoli gesti, hanno corrisposto alla volontà di Dio.

Chi è Sergio

Sergio Bernardini nasce nel 1882 a Pavullo nel Frignano, sull’Appennino Modenese, in una famiglia di mugnai. Già a otto anni, Sergio comincia ad aiutare nel mulino di famiglia e va a lezione solo quando può.

La madre, a cui era deputata principalmente l’insegnamento della religione in famiglia, abituava i figli a recitare le preghiere in famiglia dopo il lavoro.

Non solo, con lei Sergio andava anche in Chiesa due volte tutte le domeniche: la mattina percorrevano i tre chilometri e la ripida salita per arrivare alla Messa, il pomeriggio tornavano per Rosario e il catechismo.

Nel 1907, a venticinque anni, Sergio si sposa con Emilia, una ragazza di Pavullo.

La grave perdita 

Purtroppo poi, nel giro di quattro anni, Sergio perde 7 persone care: la mamma, il papà, l’unico fratello, minore di lui, la moglie e i loro tre bambini. Un’esperienza che potrebbe far impazzire. Sergio in questa situazione si aggrappa alla sua fede ripensando spesso alle parole di Giobbe: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore” (Gb.1, 21). Crede profondamente nel fatto che il Signore non toglie il bene ai suoi figli e che la sapienza di Giobbe è ancora immatura in quel passo delle Scritture. Ma sa anche che il Signore, nei suoi misteriosi disegni, lascia che certe cose accadano.

I problemi economici 

In quello stesso periodo Sergio, oltre che prostrato dalle vicende della vita, è in serie difficoltà economiche. Ha dovuto sostenere le spese per le cure e per i funerali di tutti i suoi famigliari; ha accumulato debiti e non riesce, da solo, a gestire il mulino. Come tanti suoi compaesani decide di emigrare in America, nel suo caso anche per sfuggire al morso dei ricordi. Trova lavoro in una miniera, nella zona di Chicago. Dopo solo un anno, però, ritorna a casa, dichiarando di avere avuto paura, in quel paese lontano, di perdere la fede, il suo bene più prezioso, l’unico rimasto. Per questo motivo, e anche perché Sergio si sta distinguendo per una vita cristiana impegnata, il suo parroco pensa di avviarlo al sacerdozio. Ma lui non se ne sente degno e continua a pensare alla vita matrimoniale, desidera una famiglia numerosa, sperando anche che qualche figlio possa avere una vocazione religiosa, possibilmente missionaria.

Chi è Domenica

Domenica nasce nel 1889 a Verica, paese vicino a Pavullo. Appartiene a una famiglia di piccoli proprietari terrieri, stimati perché onesti e religiosi. Fin da piccola desidera farsi suora, ma non incontra mai nessuno che la aiuti a realizzare questo sogno. A 23 anni giunge alla determinazione che, se non è diventata suora, ha comunque la possibilità di essere mamma di suore, e magari anche di preti, se solo le riuscisse di trovare un marito che la pensi come lei. Per un breve periodo ha un fidanzato con il quale spera di realizzare il suo sogno, ma l’uomo muore prima del matrimonio.

L’incontro con Sergio 

Tramite uno zio conosce Sergio, appena rientrato dall’America. Sergio ha sei anni più di lei. È amore subito. Dopo pochi mesi di fidanzamento si sposano, nel 1914.

Sergio, che ha perso già tre figli piccoli, oltre a tutti i famigliari, e che è stato quasi costretto a fuggire in America, si trova circondato da tutto quello un uomo può desiderare: la sua amata moglie, dei figli e l’attività lavorativa da contadino nei campi di proprietà della famiglia di Domenica. 

La mano di Dio nelle loro vite

Si può dire che Sergio sia stato compensato con sovrabbondanza delle sofferenze subite. La mano di Dio nella vita di Domenica e Sergio e evidente: arrivano i figli, uno dopo l’altro, senza tanti calcoli e tante previsioni ma affidandosi alla provvidenza. Dio ha donato un figlio, Dio darà loro anche la forza per procurargli il pane.

I figli alla fine saranno dieci: otto femmine e due maschi. Bisogna lavorare sodo quindi per sfamare tutti. Di farli studiare non se ne parla, non ci sono i soldi. Ma la provvidenza non viene mai meno. Non solo c’è da mangiare per tutti, ma c’è anche la possibilità (e il desiderio di farlo) di offrire un pasto a chi ne ha bisogno: non manca mai la volontà dei coniugi Bernardini di donare del tempo per l’ascolto o il conforto a chiunque passi per la loro casa.

Domenica e Sergio hanno una vita di preghiera semplice e costante. La mattina la preghiera ancora a letto. L’Angelus a mezzogiorno e il Rosario la sera. La domenica la Santa Messa la mattina e le attività ecclesiali pomeridiane dopopranzo. Colpisce l’intensa devozione mariana e le frequenti invocazioni allo Spirito Santo della coppia, in una quotidianità fatta di grande semplicità e serenità, ma anche di duro lavoro nei campi.

La vocazione religiosa dei figli

Il frutto di una vita vissuta così si può ammirare nelle vocazioni religiose dei figli. Su otto femmine sei decidono di farsi suore, cinque tra le Paoline di Alba e una tra le Orsoline. I due maschi diventano frati Cappuccini. I disegni di Dio proseguono nel loro compimento. Nonostante il graduale svuotamento della casa e della diminuzione del numero delle braccia per lavorare nei campi, la gestione del lavoro non diventata un problema per la coppia. Non manca mai nulla. La provvidenza interviene permettendo alla famiglia Bernardini di continuare a ospitare chiunque ne avesse bisogno. Durante la seconda guerra mondiale la porta di casa si apre per nascondere, sfamare, confortare in quei tempi difficili. 

Nel 1963 decidono di fare anche un’adozione a distanza: pagano gli studi a Roma a un giovane seminarista nigeriano con gli scarsi proventi delle loro pensioni. Questo ragazzo diventerà vescovo in Nigeria e conferirà l’ordine sacerdotale al loro figlio naturale Giuseppe, cappuccino col nome di Padre Germano. Padre Germano diventerà poi a sua volta vescovo di Smirne, in Turchia.

Il giudizio di Dio 

Verso il termine della sua vita, Sergio, che nelle prove più dure ha sempre mantenuto una fede forte, attraversa una vera e propria notte dello spirito. Negli ultimi tre anni della sua vita, dal 1963 al 1966 ha una gravissima crisi spirituale. Teme di essere nemico di Dio, di avere sbagliato tutto nella sua vita. Si convince di un Dio che principalmente castiga gli uomini a lui più vicini. Sergio si sente responsabile del giudizio di Dio su di lui. Si convince di essere destinato a essere punito coll’inferno.

Come possa un uomo che ha vissuto la sua vita nel modo che abbiamo visto, passare gli ultimi tre anni della sua vita tra questi tormenti interiori, non è possibile comprenderlo. Quello che sappiamo è che Domenica gli sta accanto, lo accompagna e lo sostiene negli ultimi anni e nel momento più difficile, quello del trapasso, che avviene infine serenamente.

Rimasta vedova, Domenica si trasferisce a Modena, dove abitano anche le sue due figlie laiche, che si sono sposate e hanno la loro famiglia. Nonna Domenica sarà molto attenta a non sottrarre loro nulla, né spazio né tempo e sarà accudita dalle due figlie con grande devozione fino alla fine. Muore nel 1971. Al funerale di Domenica, così come era avvenuto per quello di Sergio, una folla enorme di fedeli e di sacerdoti.

Entrambi i coniugi erano membri del Terzo Orine Francescano, così come lo sono state le due figlie laiche.

La beatificazione dei coniugi Bernardini

Nel 2005 inizia la causa di beatificazione dei coniugi Bernardini (che vengono così dichiarati Servi di Dio). Nel 2015 Domenica e Sergio vengono dichiarati venerabili da Papa Francesco. Dopi i santi Zelie e Louis Martin (nel 1994 da Giovanni Paolo II) e i beati Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi (nel 2001, sempre da Giovanni Paolo II), sono la terza coppia cattolica nella storia della Chiesa a ricevere questo titolo. 

Papa Francesco ha agito nel solco di Papa Giovanni Paolo II, il quale era particolarmente desideroso che le cause dei santi sposati fossero portate avanti congiuntamente in modo di arrivare ad additare come santi la coppia nella sua pluralità e singolarità

La forza della semplicità

Dunque una coppia di sposi, dichiarati venerabili dalla Chiesa, che non ha compiuto opere straordinarie. Anzi, agli occhi del mondo possono sembrare dei semplici, poveri contadini, che oltretutto, nel caso di Sergio, sono anche stati particolarmente sfortunati. In realtà il loro status ontologico è definito dal fatto che con semplicità hanno cercato di corrispondere sempre alla volontà di Dio. Questo atteggiamento si è tradotto in una infinita serie di piccoli gesti di bontà, di perdono reciproco e di apertura verso il prossimo. È ancora la santità della porta accanto, quella di cui ci ha parlato tanto Papa Francesco nelle sue encicliche e catechesi. Chi sono questi santi? Persone normali, con figli normali, ma accomunate da una tensione religiosa che le fa essere benevolenti rispetto alla realtà che le circonda e pronte a donarsi agli altri.

Un po’ di straordinarietà la troviamo nella vita di Sergio, che ha un primo periodo di vita apparentemente disastrosa. Sergio però ha la pazienza di aspettare il secondo, che arriva con Domenica, con la sua abbondanza e il suo senso di pienezza. Cosa possiamo imparare da Sergio? Sicuramente il non abbattersi mai, anche quando non si capisce il senso della propria storia e ci si trova apparentemente sferzati dai colpi del destino; il conservare la fiducia in Dio, che farà cambiare le cose, perché il nostro è un Dio buono, non manda disgrazie, ma consolazioni. Forse misteriosamente consente le disgrazie, ma sempre in vista di un bene maggiore. Il nostro è un Dio che vuole riempire gli uomini di ogni bene e benedizione, così come noi lo vogliamo per i nostri figli. Tramite il sacrificio di Gesù, il Padre e il Figlio mandano all’uomo lo Spirito Santo, che consente di vivere una vita buona se lo si accoglie e lo si custodisce in se stessi.

 

 

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