Zelie e Louis sono l’esempio di come la docilità e la sequela di Cristo segnino i cammini di santità nella quotidianità della vita di una famiglia, a volte faticosa e a volte serena. Coraggiosamente, la Chiesa dei nostri tempi ha voluto aprire le porte a questa “santità della porta accanto”

Louis nasce a Bordeaux, in Francia, nel 1923. A 22 anni si trasferisce con la famiglia ad Alencon, in Normandia. È il terzo di cinque figli. La famiglia desiderava per lui una carriera militare come quella del padre, ma Louis, di indole contemplativa e amante dell’arte, sceglie di fare l’orologiaio. Gli orologi, infatti, lo avevano affascinato fin da bambino.
Mentre fa l’apprendista, però, sente di essere chiamato a un’altra vocazione. Decide di entrare in convento, ma l’enorme difficoltà a imparare il latino lo fa rinunciare. Nel 1950 torna ad Alencon e apre un suo negozio di orologeria e gioielleria.
Zelie, a volte chiamata anche Zelia in Italia, nasce a Gandelain, un piccolo paese della Normandia, vicino ad Alencon, la cittadina di Louis, nel 1831. I genitori sono una coppia dalla fede salda, ma anche molto esigente e autoritaria. Questo stile educativo segnerà il carattere molto rigoroso di Zelie. Sua sorella maggiore, Marie-Louise, diventa monaca, mentre suo fratello minore, Isidore, sarà farmacista a Lisieux, cittadina anch’essa della Normandia (da cui nascerà il legame della famiglia Martin con Liseaux). A 12 anni Zelie si trasferisce con la famiglia ad Alencon.
Terminati gli studi vorrebbe diventare suora, ma viene fermata a causa della sua salute cagionevole (difficoltà respiratorie e frequenti malditesta). Il desiderio forte di vivere in una famiglia religiosa e la delusione di non poterlo fare, inducono Zelie a chiedere a Dio, se mai si sposerà, di chiamare alla vocazione religiosa i suoi futuri figli.
Zelie decide, dopo una locuzione interiore che così la invitava a fare, di dedicarsi alla produzione di merletti e, in particolare, di un certo merletto detto “merletto di Alencon”. Nel 1853, a soli 22 anni, apre il suo laboratorio di ricami che, in poco tempo, grazie alla fiducia di diversi compratori parigini, si amplia divenendo una vera e propria azienda.
L’incontro tra Zelie e Louis
Nel 1858, quando Zelie ha 27 anni e Louis 35, i due si incrociano attraversando un ponte della cittadina (Alencon ha attualmente circa 30.000 abitanti) e si osservano con grande interesse. È un vero e proprio colpo di fulmine e, dopo appena 3 mesi di fidanzamento, decidono di sposarsi. Il 12 luglio 1858, alle 22:00, si sposano con rito civile e alle 24:00, nella notte tra il 12 e 13 si sposano religiosamente. Non sappiamo il perché di questo orario così particolare.
Dal loro matrimonio nascono 9 figli, quattro dei quali purtroppo muoiono piccoli. Rimangono in 5, tutte femmine, e tutte e cinque avranno la vocazione per diventare suore, proprio come richiesto a Dio da Zelie: Marie (1860-1940), Pauline (1861-1951), Leonie (1863-1941), Celine (1869-1959) e Therese (1873-1897, morta a soli 24 anni). Papà Louis e mamma Zelie vedono questo fatto come un grande, immeritato, dono.
Delle 5 ragazze, due sono salite agli onori degli altari: Therese è santa (nota come Santa Teresa di Lisieux) e Leonie è serva di Dio.
Come sempre succede nelle famiglie numerose, la vita è molto intensa. Le gioie si alternano ai dolori.
A seguito del notevole successo del laboratorio di ricamo di Zelie, Louis decide di chiudere il suo negozio di orologiaio per aiutare la moglie nella sua impresa. Questo episodio mostra il bel rapporto esistente nella coppia: non è l’attività dell’uomo quella su cui bisogna concentrarsi, ma quella che va meglio in famiglia, indipendentemente che sia quella dello sposo o della sposa. Sicuramente una scelta non usuale per l’epoca che evidenzia come tra i coniugi non fosse prevalente la figura maschile me ci fosse una condivisione di responsabilità paritaria.
La morte di Zelie e Louis
Purtroppo Zelie, a soli 46 anni, nel 1877, muore di un tumore al seno. I sintomi della malattia si erano manifestati sin dal 1865, prima delle nascite di Celine e Therese. Louis rimane quindi vedovo con quattro figlie ancora in casa. La piccola Therese, la minore, ha solo 4 anni.
Prima di morire, Zelie aveva chiesto a Louis di trasferire la famiglia a Lisieux, dove viveva la famiglia dei cognati, gli zii Guerin (Isidore Guerin, fratello di Zelie, come detto faceva il farmacista a Lisieux) e dove le ragazze avrebbero potuto godere dalla compagnia delle due cugine.
Lasciare Alencon avrebbe voluto dire per Louis cedere il laboratorio di merletti, che occupava circa venti persone, lasciare le amicizie e un ambiente a cui era affezionato, ma, nonostante questo, Louis, con grande coraggio, decide di realizzare il desiderio della sua sposa e trasferisce la famiglia a Lisieux.
Dieci anni dopo, nel 1887, Louis è colpito da un primo attacco di paralisi, l’inizio del suo umiliante calvario, che durerà 7 anni e che lo costringerà infine sulla sedia a rotelle.
Alla paralisi si aggiunge una progressiva arteriosclerosi celebrale, che lo renderà pericoloso per sé e per gli altri. I famigliari saranno costretti a ricoverarlo in uno ospedale psichiatrico.
Nel 1888, dopo l’entrata di Therese nel Carmelo, Louis dice: “Dio solo può domandare un simile sacrificio, ma lui mi aiuta così potentemente che, in mezzo alle mie lacrime, il mio cuore sovrabbonda di gioia”.
Louis si spegne dolcemente a seguito di una crisi cardiaca nel 1894, assistito da Celine, la penultima delle sorelle, che aveva posticipato la sua entrata nel Carmelo per prendersi cura del padre.
Il lungo percorso verso la santità. Insieme!
La vita esemplare dei coniugi, che ha portato tutte le figlie a entrare nella famiglia carmelitana, fa sì che tra il 1957 e il 1960 si sia svolta la fase diocesana dei processi di beatificazione di Louis e di Zelie. Come usava allora, le due cause procedevano separate.
Nel 1971 Paolo VI, che anche in questo è stato grande innovatore e profeta, volle che le due cause fossero unificate nella discussione di fronte alla congregazione vaticana dei santi. È la prima volta che due coniugi, con un segno dal grande significato teologico e antropologico, vengono portati verso gli altari insieme.
Nel 1976, il Patriarca di Venezia, Luciano Albini, approva questa scelta e scrive: “Finalmente una causa a due! San Luigi IX è santo senza la sua Margherita, Santa Monica senza il suo Patrizio, Zelia, invece, sarà santa col suo sposo Luigi”. Le sue parole si sarebbero compiute 29 anni dopo.
Nel 1994, la coppia è dichiarata venerabile da parte di Papa Giovanni Paolo II, con il riconoscimento delle virtù eroiche. Nel 2002 si verifica il primo miracolo: il piccolo Pietro Schilirò di Monza viene miracolosamente guarito grazie all’intercessione di Zelie e Martin.
Nel 2008 i coniugi francesi vengono dichiarati beati a Lisieux. Per la santità manca ancora, come prescritto dalla Chiesa, un secondo miracolo. Sarà rappresentato dalla guarigione miracolosa della piccola bambina valensiana Carmen, grazie all’intercessione dei coniugi francesi.
Il 18 ottobre 2015 è una data memorabile nella storia della Chiesa. Per la prima volta sono proclamati santi insieme due coniugi cattolici: Zelie e Louis Martin. A effettuare la proclamazione è Papa Francesco.
L’eredità di Zelie e Louis per tutti noi, oggi
La Chiesa, purtroppo, ricorda i Martin, come memoria liturgica, separatamente. Louis il 29 luglio, Zelie il 28 agosto. Ma la diocesi di Bayeux-Lisieux e i carmelitani ne fanno memoria il 12 luglio, vigilia del loro matrimonio. È senz’altro auspicabile che la memoria liturgica di future coppie sante cada nello stesso giorno e coincida colla data del loro matrimonio.
A oggi, otto anni dopo la loro canonizzazione, Zelie e Louis sono gli unici coniugi cattolici proclamati santi dalla Chiesa in tempi moderni. I prossimi potrebbero essere i coniugi italiani Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi. Il nome Luigi, che accomuna i due sposi cristiani, significa “glorioso in battaglia”. Come sappiamo, spesso “nomen omen”. Possiamo dire che evidentemente questi due uomini hanno saputo essere gloriosi nella battaglia della vita.
Indicare la santità nella vita matrimoniale significa riconoscere e valorizzare la vocazione alla famiglia non come subordinata a quella religiosa, ma complementare. Questo è il cammino che la Chiesa sta percorrendo da tempo e che ha richiesto un grande lavoro culturale, spirituale e teologico.
È significativo che sia i coniugi Martin che i coniugi Beltrame Quattrocchi, primi santi e beati coniugi nella storia della Chiesa contemporanea, siano di estrazione sociale borghese. È vero che Dio si serve degli ultimi, per farli diventare pietre d’angolo, ma evidentemente è anche vero che questi ultimi non devono necessariamente essere gli ultimi della scala sociale. Questi “ultimi” devono forse essere intesi più come i miti, coloro che si lasciano condurre dal Signore, coloro che probabilmente sono considerati “outsider” dal pensiero corrente, a prescindere dall’essere i più poveri o i più indifesi. La storia della santità (proclamata o meno) nella Chiesa ce lo dimostra: lo Spirito segna le vite degli uomini, la docilità e la sequela di Cristo segnano i cammini di santità nella quotidianità della vita di una famiglia, a volte faticosa e a volte serena. Coraggiosamente, la Chiesa dei nostri tempi ha voluto aprire le porte a questa “santità della porta accanto”.
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