Nel camminare con “un figlio sconosciuto” hanno dovuto prima aprirsi alla sua compagnia, poi al suo ascolto, al dialogo, poi ancora all’ospitalità e alla tavola, alla condivisione; in ultimo gli si aprirono gli occhi ad una visuale diversa. Tappa numero sei, la penultima
Siamo ormai giunti alla penultima tappa del lungo cammino verso Emmaus. La spiritualità dell’accoglienza adottiva e affidataria ha preso grande spunto e ispirazione da questo grandioso viaggio.
Le tappe precedenti, per chi se le fosse perse, sono disponibili qui:
L’introduzione QUI, il primo momento del Cammino è stato pubblicato QUI, la seconda tappa la si può leggere QUI, la terza tappa è disponibile QUI, la quarta tappa è disponibile QUI, la quinta tappa è, invece, disponibile QUI.
Sesta tappa
Dopo la pubblicazione delle riflessioni sul brano del vangelo di Luca (Lc 24,13-35) del Gruppo Famiglie della Regione Piemonte coordinate dai coniugi Maria Teresa e Sergio Bertoldo, proponiamo quelle del Gruppo Famiglie della Regione Lombardia. Le famiglie della Regione Lombardia, coordinate dai coniugi Cristina e Paolo Pellini, si sono riunite presso il Centro servizi per la Famiglia “Fidarsi della vita”; il testo qui pubblicato è stato curato da Renata Rigoni.
Siamo capaci di ascoltare?
Abbiamo trascorso un bel momento di confidenza con la Parola di Dio, di lettura, meditazione e condivisione delle idee e dei pensieri, concentrando la nostra attenzione su tre punti focali: camminare; ascoltare; discutere.
Ci siamo interrogati principalmente sull’ascolto. Siamo capaci di ascoltare? Ci siamo fatti questa domanda dapprima come singoli individui, poi come coppia e come famiglia, infine anche come gruppo di famiglie in cammino. Ne sono uscite riflessioni interessanti: spesso non riusciamo veramente a capire e ad ascoltare chi abbiamo davanti perché stiamo già pensando a cosa rispondere (siamo concentrati più su noi stessi che sull’altro). Anche i discepoli non hanno riconosciuto il Risorto perché non hanno saputo ascoltare.
Per ascoltare davvero dobbiamo svuotarci completamente di noi stessi per dedicarci completamente all’ascolto, senza pregiudizi, indipendentemente da chi abbiamo davanti. Così come ci sentiamo bene, anzi, voluti bene, quando siamo ascoltati, dobbiamo a nostra volta essere aperti all’ascolto, per quanto questo atteggiamento possa essere difficile da assumere. Questo vale anche e soprattutto all’interno della famiglia e più ampiamente nel gruppo e tra gruppi di famiglie.
In famiglia i nostri figli hanno tanto bisogno non solo di essere ascoltati, ma anche di capire e sentire di essere ascoltati: per loro dobbiamo essere capaci di fermarci ed annullarci, per poterci dedicare completamente a loro. Pretendono di essere capiti, anche se spesso fanno di tutto per non farsi capire, mettendoci pesantemente alla prova. Dobbiamo anche imparare ad ascoltare il linguaggio senza parole dei nostri figli. Loro ci parlano con gli occhi, con i gesti, con il loro comportamento. Nostra figlia, per esempio, da piccola non parlava, ha detto mamma solo a 5 anni, praticamente due anni dopo essere stata accolta nella nostra famiglia: ma anche senza parlare (e ancora oggi non parla molto di se stessa e dei suoi pensieri), pur senza pronunciare una parola parlava con gli occhi, si esprimeva con il cuore e con il suo comportamento e atteggiamento.
Anche al livello del nostro gruppo dobbiamo essere capaci e dobbiamo sforzarci di ascoltare: sia tra di noi che verso gli altri gruppi con i quali entriamo in relazione. Come gruppo di famiglie, abbiamo a cuore un impegno che ci accomuna nell’attenzione ai bambini più indifesi perché abbandonati e senza famiglia, ma a nostra volta siamo a contatto anche con altri gruppi di persone che hanno obiettivi diversi ma sempre importanti: non dobbiamo cadere nell’errore di credere che il nostro fare e pensare sia migliore di quello di altri, rischiando così di chiuderci fra di noi. Riuscendo ad ascoltare gli altri abbiamo anche l’occasione di crescere tutti, anche come gruppo di famiglie. Con l’ascolto dell’altro, sia quando si tratta di una singola persona sia quando si tratta di un gruppo di persone o di amici, oltre che essere accoglienti nell’ascolto abbiamo anche l’opportunità di imparare molto.
Tutte queste riflessioni ci hanno portato a riconoscere che per prima cosa dobbiamo imparare ad ascoltare laParola per metterci in ascolto di Dio. Fin dal momento della preghiera quotidiana: ad esempio, quando la mattina leggiamo la lettura breve nella preghiera delle lodi, il momento di silenzio che la segue è proprio un momento di ascolto … “Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero”. Nel camminare con quello sconosciuto hanno dovuto prima aprirsi alla sua compagnia, poi al suo ascolto, al dialogo, poi ancora all’ospitalità e alla tavola, alla condivisione, in ultimo gli si aprirono gli occhi ad una visuale diversa, ad un progetto diverso, ad una prospettiva diversa.
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