Quel «Resta con noi…» dei due discepoli è la richiesta del compimento dell’incontro che ci ricorda da vicino quello che accade ogni volta che noi celebriamo l’Eucarestia
Il cammino verso Emmaus e la sua conversione diventa occasione di ispirazione anche per la spiritualità della accoglienza adottiva e affidataria.
Il primo momento del Cammino è stato già pubblicato QUI, a seguito dell’introduzione alle sette tappe verso Emmaus disponibile QUI. In questa occasione viene, invece, condivisa la seconda parte della riflessione di don Maurizio Chiodi proposta in occasione di una lectio divina dedicata al brano evangelico.
Seconda tappa
Prosegue la pubblicazione della seconda parte del testo della meditazione proposta da don Maurizio Chiodi nel contesto di una lectio divina dedicata al brano del vangelo di Luca (Lc 24,13-35)
… come se dovesse andare più lontano
È il terzo momento del racconto. Il forestiero ha preparato questi due discepoli con la Parola. Lui vorrebbe «andare più lontano».
Bellissimo questo gesto di Gesù. È come se li volesse condurre oltre. Oppure è come se volesse che siano loro a chiedergli di rimanere. Dovevano abbandonare la stoltezza e la lentezza nel credere.
Sono proprio i due che chiedono allo sconosciuto di rimanere: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Queste parole sono una straordinaria preghiera, ma senza che i due lo sappiano. Dicono un desiderio, forse una nostalgia, una invocazione a quel ‘terzo’, che è in mezzo a loro come uno sconosciuto. Loro, in fondo, non sanno bene che cosa stanno chiedendo.
Forse, addirittura, credono di fare un piacere a quello sconosciuto, dandogli ospitalità lungo la notte.
Però il centro di questa loro parola/preghiera è: «Resta con noi …». E lo sconosciuto li esaudisce: «Egli entrò per rimanere con loro». A quel punto accade il compimento dell’incontro che ci ricorda da vicino quello che accade ogni volta che noi celebriamo l’Eucarestia. Il forestiero si siede a tavola con loro e, in silenzio, uno dopo l’altro compie i gesti della cena. Prende «il pane», lo benedice, lo spezza e lo dà loro. Gesti imprevedibili. Così Gesù rimane tra noi. Anche oggi. Nella memoria del pane spezzato, anticipo del dono di sé.
È in quel momento che i due discepoli aprono gli occhi. Lo riconoscono, a partire dallo spezzare il pane. È il miracolo che dobbiamo invocare anche noi ogni volta che celebriamo l’Eucarestia.
Ma è in quel momento che Gesù sparisce dalla loro vista. La Presenza si dà nell’Assenza. Dio non possiamo trattenerlo.
La sua Presenza si dà sotto altre spoglie. Il pane agli occhi non è Gesù. Eppure questo è la forma della sua Presenza oggi. Il ‘terzo’ rimane presente «nello spezzare il Pane». E la sua Presenza noi la riconosciamo dai frutti che produce in noi.
riconosciuto nello spezzare il Pane
È il quarto momento, quello che apre alla nostra storia, il cammino della Chiesa. Più che da raccontare, questo momento è da vivere, nel presente, nella carne viva della nostra storia …
I due di Emmaus riconoscono che la Parola ascoltata li aveva commossi, toccati, trasformati. E allora tornano sui loro passi, nella comunità, a Gerusalemme, per annunciare Gesù, come suoi testimoni.
Quando ritornano, i due discepoli trovano riunita la comunità e proprio qui avviene uno scambio fecondo: i due accolgono la testimonianza degli Undici, che raccontano loro come Gesù sia davvero apparso a Simone e gli Undici accolgono il racconto di questi due che hanno riconosciuto Gesù «nello spezzare il Pane». Nell’accoglienza reciproca, la comunità cresce e cammina …
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