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Incidenti in auto: “Ho visto il mio angelo custode e mi ha salvato la vita!”

Sono moltissime le persone che hanno visto un angelo nel momento di un incidente stradale e che, grazie a quella visione, sono rimasti illesi. Papa Giovanni XXIII ha spiegato il perché di queste manifestazioni

Secondo Papa Giovani XXIII, la presenza dei santi Angeli Custodi penetra e avviluppa tutta la storia dei secoli. Gli automobilisti rappresentano una categoria di persone costantemente messa in pericolo, vista l’enorme diffusione del traffico a cui sono sottoposti ogni giorno, non c’è quindi da stupirsi che proprio a loro gli Angeli Custodi si manifestino con più frequenza, come ha ricordato in un lungo articolo il portale Aleteia.

Le parole di Papa Giovanni XXIII

«Vivere è muoversi e incontrarsi. Disgraziatamente questo incontro non è sempre sereno e gioioso; spesso è un urto terribile e funesto. […] Noi abbiamo in effetti davanti a noi le impressionanti statistiche dei morti e dei feriti negli incidenti di strada, che raggiungono quasi numericamente i disastri delle guerre del tempo passato. I progressi della scienza e della tecnica pongono dunque l’umanità davanti ad un problema inatteso, che si aggiunge al grande e terribile problema delle inquietudini umane attuali, la cui soluzione appare incerta e minacciosa. Ebbene, figli carissimi, permettetemi ora, per richiamare i doveri di coscienza riguardanti i pericoli della strada, di indicare, secondo la dottrina della Chiesa, una protezione celeste sicura e preziosissima, che rappresenta uno dei punti risplendenti dell’insegnamento cristiano: cioè l’intervento delle falangi angeliche, create da Dio per il suo servizio ed inviate dalla Santissima Trinità per la protezione della Santa Chiesa, dei suoi figli, del mondo intero», affermò, infatti, Giovani XXIII.

Le testimonianze di alcuni automobilisti

Sono tanti gli automobilisti che hanno raccontato di essere stati salvati dalla morte dagli angeli custodi. Tra questi, a raccontare la sua storia, l’avvocato Attilio De Sanctis.
«Il giorno dell’antivigilia di Natale dovevo recarmi da Fano a Bologna con la Fiat 1100 che allora possedevo, insieme con mia moglie e due dei miei figlioli, Guido e Gian Luigi. Scopo del viaggio era di andare a rilevare il terzo figliuolo, Luciano, che era a studiare nel collegio “Pascoli” di Bologna. Stabilimmo la partenza per le ore sei del mattino. Mi svegliai alle 2,30 di notte, né potei più addormentarmi, cosicché, al momento della partenza, ero tutt’altro che in eccellenti condizioni fisiche. Guidai fino a Forlì, dove, a causa della stanchezza, fui costretto a cedere la guida al più grande dei miei ragazzi, Guido, che era munito di patente. Giunti a Bologna e rilevato Luciano dal collegio, indugiammo alquanto in città, quindi decidemmo di ritornare a Fano. Erano le due del pomeriggio. Avevo ceduto un’ennesima volta il volante a Guido ed ora volli riprovarmi a guidare almeno fino alla periferia. Guido era al mio fianco, mentre gli altri, con mia moglie, erano a discorrere seduti sul sedile posteriore. Oltrepassata la zona di San Lazzaro, accusai maggiore stanchezza e pesantezza di testa. Non reggevo più dal sonno e ricordo che spesse volte mi si chiusero gli occhi e chinai il capo. Allora desiderai di nuovo essere sostituito di nuovo al volante, ma guido si era addormentato e non ebbi l’animo di svegliarlo. Ricordo di aver fatto poco dopo qualche altra riverenza, del seguito più nulla. A un certo punto ripresi conoscenza, svegliato bruscamente dal rumore assordante della macchina, quasi avessi premuto sull’acceleratore. Guardai davanti: mancavano un paio di chilometri da Imola! Fuori di me dalla costernazione, domandai: “Chi è stato a mandare avanti la macchina? Ma che cosa è mai questo? È accaduto nulla?”, chiesi quindi con ansia ai miei che continuavano a discorrere tranquillamente. “No- mi si rispose – perché questa domanda?”. Dissi il fatto. In quel momento guido si svegliò. Nessuno mi credeva: potevano mai credere che la macchina aveva camminato da sola? Ma poi tutti finirono con l’ammettere che effettivamente io ero stato immobile per un lungo tratto, non avevo mai risposto alle loro domande né fatto eco ai loro discorsi. Talvolta, soggiunsero pure, la macchina sembrava stesse per scontrarsi con qualche altra, sennonché io avevo destramente sterzato. Inoltre, avevo incrociato molti automezzi, fra i quali il noto corriere Renzi. Replicai che non mi ero accorto di nulla, per la semplice ragione che avevo dormito e adducevo come prova anche il fatto che mi sentivo bene, libero dal peso del sonno e della stanchezza. Il mio sonno al volante era durato il tempo impiegato dalla macchina nel percorrere circa 27 chilometri! La considerazione di tutto ciò e della catastrofe alla quale ero scampato con tutta la famiglia, mi produsse una violenta emozione. Ero pieno di spavento e, come dissero i miei, pallidissimo. Ma poi, pensando con commozione ad un aiuto straordinario del Signore, mi calmai alquanto».

Dopo due mesi dall’accaduto, l’avvocato Attilio De Sanctis si è recato a San Giovanni Rotondo e ha chiesto a Padre Ciccioli una spiegazione su quello che gli era capitato, il quale gli ha risposto: «Tu dormivi e l’Angelo custode ti guidava la macchina. Hai l’Angelo Custode che ti protegge». 

Ma la storia dell’avvocato de Sanctis non è l’unica, un’altra testimonianza arriva da Padre Alessio Parente, intimo collaboratore di Padre Pio di Pietralcina. Un giorno il suo amico Piergiorgio Biavati aveva viaggiato in macchina da Firenze a San Giovanni Rotondo per confessarsi con Padre Pio e partecipare alla Messa. A metà strada, stanco, si fermò in una stazione di rifornimento per prendere un caffè e riposare. Dopodiché decise di continuare, per quanto fosse già buio. 

«Ricordo solo di aver avviato il motore e di essermi messo alla guida, non ricordo altro. Non ricordo neppure un secondo delle tre ore trascorse con le mani strette al volante. Quando già mi trovavo di fronte alla chiesa di san Giovanni Rotondo qualcuno mi scosse e mi disse: “Ora prendi tu il mio posto”», racconta Piergiorgio Biavati, che fu talmente sorpreso che dopo la messa celebrata da Padre Pio andò in sagrestia per parlare con lui. A quel punto Padre Pio gli disse: «Hai dormito durante tutto il viaggio e la stanchezza l’ha sostenuta il mio angelo, che ha guidato per te». 

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