Domenica 25 dicembre 2022. Solennità del Natale del Signore Gesù. Don Massimiliano Sabbadini – Consigliere spirituale de La Pietra Scartata – commenta il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv1,1-5.9-14)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-5.9-14)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Il commento di don Massimiliano
Il Vangelo di Giovanni annuncia il Natale di Cristo prescindendo dalle coordinate storiche dell’avvenimento, trasportandoci addirittura a contemplarlo già “in principio”. Il vocabolo greco usato allude chiaramente alla citazione della prima parola di tutta la Bibbia: “In principio Dio creò il cielo e la terra” (Genesi 1, 1). La nascita di Gesù ci riporta alla verità più profonda del nostro essere che è da sempre totalmente pensato e costituito nel Figlio di Dio e che ora può venire da Lui restaurato nella bellezza originaria voluta da Dio e rovinata dal nostro peccato. A Natale celebriamo popolarmente il “compleanno” di Gesù, ma in realtà dovremmo festeggiare soprattutto la nostra nuova nascita! “A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali … da Dio sono stati generati”.
Accogliere il Signore che si offre a noi bambino, piccolo e bisognoso per suscitare la nostra tenerezza, è il colmo della nostra umanità, resa di nuovo disponibile al progetto di Dio che ci vuole suoi figli benedetti e felici.
La parola dell’accoglienza è il “verbo” che più ispira, anima e agita le nostre famiglie adottive e affidatarie. Forse meno esplicitamente, essa è comunque e sempre la parola che fonda tutte le relazioni famigliari. Potremmo sviscerarla e discuterla in tanti modi illudendoci di trovare così finalmente la sua attuazione pratica definitiva, quella cui tutti aspiriamo, senza più ombre, mancanze, tradimenti e tensioni. Ma non ci riusciremo, se non lasciandoci riempire “di grazia e verità”, dalla presenza del Verbo di Dio, fattosi carne e venuto “ad abitare in mezzo a noi”. Le misure vere del nostro convivere, del dimorare gli uni con gli altri nell’amore reciproco, si declinano a partire dallo stare di Dio con noi. Gesù bambino attira il nostro affetto per trasformarlo poi con il suo, chiede le nostre cure per illuminare e rafforzare le nostre, si affida al nostro povero cuore per allargarlo alle dimensioni dell’accoglienza che Dio ha per ciascuno e per tutti.
Il Figlio di Dio si è fatto carne, è venuto nel mondo, per rendere più umani gli uomini. Quanto ne abbiamo bisogno!
Buon Natale, allora, nelle nostre case, con un Verbo da declinare all’infinito presente … sempre!
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