Nel XV anno di fondazione de La Pietra Scartata, i figli adottivi annunciano che l’abbandono non è stata l’ultima parola nella ‘croce della nostra vita’, ma l’inizio di un progetto divino di salvezza all’interno del quale ‘noi stessi possiamo diventare i veri protagonisti’

Nei giorni scorsi, dall’8 all’11 dicembre, si è svolto ad Assisi l’incontro nazionale di spiritualità per le famiglie dell’associazione La Pietra Scartata e del movimento Ai.Bi. – Amici dei Bambini.
Dedicate all’approfondimento dell’invito “Figlio, oggi va a lavorare nella vigna”, l’incontro ha inteso riconsiderare e ribadire la bellezza dell’accoglienza e rilanciare la missione delle famiglie accoglienti, adottive e affidatarie.
Un’occasione particolarmente sentita in quanto le famiglie hanno potuto anche festeggiare il XV anno di fondazione de La Pietra Scartata, un’associazione costituita da famiglie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore del Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù abbandonato e Risorto.
Al termine delle due intense giornate di incontri, preghiera e riflessioni dedicate alla bellezza dell’esperienza di accoglienza e al suo lieto e gioioso annuncio, il presidente Marco Griffini ha abbozzato una prima ripresa di alcune delle prospettive di impegno proposte, delle fatiche vissute e dei rischi attraversati, delle attenzioni e delle sensibilità emerse e condivise tra i partecipanti. Qui di seguito volentieri ne riprendiamo e illustriamo sinteticamente alcuni dei passaggi più significativi.
Abbandono come tradimento
Nel corso dei lavori è emersa una nuova categoria chiave per descrivere quella esperienza che di solito viene denominata “abbandono”: se “abbandono” è un termine di consueto usato, anche dai genitori adottivi, cioè coloro che non hanno subito l’abbandono, i figli adottati ricorrono anche al termine “tradimento” per parlare del proprio abbandono direttamente subito.
Una tentazione, accontentarsi
I due organismi sono consapevoli di vivere una tentazione, scoprendosi esposti ad un rischio, che emerge proprio dopo decenni di presenza, attività e testimonianza: quello di accontentarsi di ciò che è stato costruito e realizzato. Risulta fondamentale sfuggire alla trappola della serena nostalgia per rigenerare il desiderio di futuro, scorgendone i passi nelle orme di chi è disponibile a raccogliere le nuove sfide per testimoniare ancora la possibilità per i bambini abbandonati di poter tornare ad essere figli.
Gioia
Gioia e letizia sono emerse quali esperienze ricorrenti vissute e condizioni in cui ci si ritrova nel momento in cui le famiglie adottive e affidatarie rileggono il senso delle proprie vicende coniugali e familiari.
Condivisione e collaborazione tra associazioni
Sempre più importante e arricchente lo stile di condivisione e collaborazione tra organismi ed enti che perseguono le stesse finalità, custodiscono e promuovono medesimi obiettivi, affrontando sfide e problemi talvolta simili se non identici.
Promuovere e accogliere nuove adesioni associative
La Pietra Scartata nel XV anno di fondazione intraprenderà iniziative volte alla sensibilizzazione e promozione di nuove adesioni, illustrando il profilo, l’identità e il senso dell’associazione che riunisce persone desiderose di poter annunciare la speranza e la salvezza di Gesù Cristo ai bambini abbandonati, testimoniando la possibile superabilità della condizione di abbandono, mediante l’esperienza dell’incontro con il Risorto e la sua accoglienza nella propria vita. Per aderire a La Pietra Scartata occorre intraprendere un percorso che inizia con l’incontro con uno o più soci i quali, raccogliendo l’istanza di adesione, avviano un cammino preliminare affiancando gli aspiranti nuovi soci per un periodo di tempo che consente loro di verificare e confermare il desiderio di camminare insieme alle altre famiglie nella testimonianza e nel servizio associativo. Al termine del cammino di introduzione e preparazione, l’esperienza dagli aspiranti soci viene presentata e illustrata dai soci tutor al consiglio direttivo per la decisione di ammissione.
Il perdono
Grazie alla significativa presenza del fondatore dell’Università del perdono di Torino, padre Gianfranco Testa, i presenti hanno raccolto alcuni nuovi aspetti della fondamentale esperienza del perdono ben compatibili con le dinamiche proprie dell’abbandono e delle relazioni familiari frantumate. Del perdono è risultato importante recuperarne l’autentico profilo e le dinamiche che riesce a scatenare. C’è chi vede il perdono come un dovere morale – «devi perdonare» – ma, a chi è stato ferito, si può chiedere di aggiungere al dolore subìto anche il peso di guardare con rispetto il proprio offensore? Forse, non è questo il perdono utile per ricostruire la persona. Allo stesso tempo, però, se al male rispondiamo con il male, allunghiamo una catena che ci tiene schiavi. Il perdono è spezzare quella catena. Il perdono è liberazione, è costruire la propria vita con tutta la libertà possibile. Se è vero che il perdono non cambia il passato, può liberare però il futuro. Se abbiamo il diritto a provare rabbia di fronte a un fatto ingiusto, dobbiamo riconoscere che trasformare la rabbia in rancore, vivere di rabbia, risulta essere solo un’ulteriore disgrazia. Se, invece, riusciamo a liberare la nostra vita dal desiderio della vendetta, se non conserviamo il male dentro di noi verso chi ci ha fatto del male, allora curiamo la ferita che ci è stata inferta e ci sento capaci di affrontare il futuro con libertà. Certamente perdonare non è dimenticare, ma è ricordare in modo nuovo e diverso. Occorre altresì in qualche modo “purificare” il nostro sguardo sul perdono più difficile: perdonare se stessi. Nessuno è identificabile con ciò che ha commesso o subito e ricostruire se stessi è l’impresa più grande, ma anche la più necessaria e liberatrice. Paradossalmente risulta più facile offrire il nostro perdono agli altri che a noi stessi. Qualunque cosa sia avvenuta nella nostra vita, noi non siamo il nostro errore e non siamo identificabili con quanto abbiamo subito. Certamente possono rimanere presenti le radici del passato, radici che dobbiamo saper controllare e limitare nei loro sviluppi. È vero che il perdono non cambia il passato, il perdono verso gli altri e verso di noi libera il futuro.
Saranno quindi sviluppati itinerari e percorsi in collaborazione con l’Università del perdono di Torino, di introduzione alle dinamiche del perdono, dedicati sia ai figli adottati, sia ai genitori.
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